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Da diverse settimane ci stiamo occupando in maniera abbastanza continuativa della vicenda che vede protagonista Toshiba, finita in profondo rosso a causa dell’allegra gestione delle centrali nucleari negli USA.

Per recuperare il denaro necessario a coprire il gigantesco buco in bilancio, Toshiba si trova ora costretta a vendere una delle proprie divisioni più in forma, quella dei semiconduttori. Vi sono però alcune problematiche nel trovare un compratore adatto, soprattutto perché Toshiba da diversi anni collabora con Western Digital nello studio di tecnologie e brevetti, spesso utilizzati da queste due aziende senza che siano offerti a terze parti.

Se la divisione semiconduttori di Toshiba dovesse essere acquistata da una società esterna a questo duo, Western Digital potrebbe dover rinegoziare i rapporti di collaborazione, e vedere i propri brevetti utilizzati da altre aziende concorrenti, con tutto quello che ne consegue. Per questo motivo Western Digital ha deciso di giocare pesante, arrivando a chiedere “soccorso” alla Camera di Commercio Internazionale con sede a Parigi, al fine di risultare l’unico interlocutore per questa vendita.

Toshiba, invece, soprattutto per far contente le banche giapponesi, vorrebbe trovare un compratore in grado di offrire una somma più elevata. Western Digital ha messo sul piatto 18 mld di dollari, ma in un’asta aperta si potrebbe arrivare a superare i 20 mld di dollari.

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Giunge come un fulmine a ciel sereno la notizia dell’acquisto da parte di SoftBank del 5% del valore di NVIDIA, per un esborso totale di circa 4 mld di dollari.

SoftBank è salita agli onori della cronaca l’estate scorsa per aver acquisito ARM per una cifra pari a circa 32 mld di dollari, diventando di fatto il punto di riferimento per i produttori di SoC dedicati al mercato Mobile e Automotive, e per quelle aziende che vogliono utilizzare ARM nel mercato Enterprise (es. Fujitsu).

Questa acquisizione si va ad inserire in una strategia a lungo termine di SoftBank. La società d’investimento nipponica vuole diventare protagonista nella corsa all’Intelligenza Artificiale, ed attualmente NVIDIA è una delle aziende che più investe in questo settore. Sempre ARM, dopo l’acquisizione di SoftBank, ha iniziato a investire importanti risorse nel settore dell’IA, attraverso la tecnologia DynamIQ, presentata ad inizio anno.

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Dopo averla acquistata per appena 100 mln di dollari nel 2012, Imagination Technologies in questi quattro anni ha cercato di riportare MIPS in auge, puntando principalmente – ed intelligentemente – sui mercati Mobile e Enterprise, attualmente in forte crescita.

Nell’arco degli ultimi anni, quindi, Imagination Technologies ha presentato diverse uArch basate su MIPS, ognuna dedicata ad un mercato di riferimento (Pensiamo ai core Warrior-P per il mercato Mobile). Gli sforzi profusi sono stati così elevati che Imagination nel 2013 pronosticò una vera e propria invasione di terminali MIPS, soprattutto in ambito IoT e Mobile, entro il biennio 2017-18 (Circa il 25% del mercato totale). Ad oggi, purtroppo, MIPS non sembra aver guadagnato nessuna quota consistente di mercato, rimanendo stabile al 6% circa, poco sopra Tenselica (4%).

A causa di questo fallimento sul breve-medio periodo, Imagination Technologies sembra aver perso la speranza di potersi imporre nei prossimi anni, anche e soprattutto perché i fondi da investirvi continueranno a diminuire. La causa? I proventi derivanti dalle GPU diminuiranno notevolmente nell’arco dei prossimi anni, soprattutto perché Apple ha deciso di farsele in casa (Senza dimenticare il successo che stanno avendo le GPU Mali di ARM!).

Imagination Technologies ha quindi una sola soluzione: disfarsi delle divisioni secondarie (MIPS e, non citata precedentemente, Ensigma), per puntare su quello che sa fare meglio: le GPU PowerVR. Le GPU PowerVR, inoltre, hanno ancora delle carte da giocare per potersi inserire nel mercato della Realtà Virtuale/Aumentata, attualmente privo di un leader de facto ed in forte crescita.

Si tratta di una mossa decisamente intelligente da parte di Imagination Technologies: potrà vendere  MIPS e Ensigma in tranquillità (Attualmente non è a rischio fallimento e non ha bisogno di urgente di liquidi), e soprattutto potrà puntare sul fatto che queste due divisioni sono in leggera crescita, oltre a disporre di tecnologie all’avanguardia. Per questi motivi potrà "venderle senza svenderle".

Parlando di MIPS, questa è attualmente leader nei mercati Embedded ed IoT (Router, Switch, Networking, Smartwatch, ecc), quindi potrebbe fare gola in particolare ai cinesi. Questi, spendendo una cifra del tutto risibile, potrebbero effettivamente portarsi a casa un’ISA affidabile, veloce e già pronta per inserirsi diversi mercati altamente strategici.

Spunti di lettura:

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GlobalFoundries sta puntando pesantemente sulla tecnologia FD-SOI al fine di diventare il punto di riferimento nella produzione dei chip ad elevata efficienza energetica dedicati ai mercati Automotive, ASIC, Mobile e Connectivity.

Per questo motivo, grazie anche al supporto economico del Governo cinese, aprirà una FAB presso la città di Chengdu (Provincia del Sichuan), dedicata espressamente alla produzione con tecnologia FD-SOI, e più precisamente con i 22FDX, almeno inizialmente.

La FAB dovrebbe essere completata entro i primi mesi del 2018, e sempre secondo voci di corridoio diverse aziende cinesi avrebbero già posto in essere i primi ordini (Il Tape Out è in corso presso le FAB di Dresda, così da guadagnare tempo).

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Nonostante un fatturato nel 2Q17 di 52,9 mld di dollari (+4,6% YoY), un utile di 11,03 mld di dollari (+4,9% YoY) ed un dividendo per azione pari a 2,10 dollari (+10,5% YoY), gli investitori non hanno preso bene la contrazione delle vendite degli iPhone, prodotto principe della line-up della casa di Cupertino.

Rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso, le vendite degli iPhone sono passate da 51,2 mln di unità a 50,8 mln di unità: alcuni investitori vedono in questo dato il bicchiere mezzo pieno (Nonostante l’aumento dei prezzi le vendite si sono mantenute stabili), mentre altri vi vedono il bicchiere mezzo vuoto (La moda degli iPhone è finita, folli!).

Personalmente ci sentiamo di abbracciare la prima tesi in quanto, nonostante un aumento considerevole dei prezzi di NAND Flash e DRAM, ed un aumento medio del prezzo degli iPhone, Apple tiene botta alla grande. Se due anni fa era possibile acquistare l’iPhone 5S a 699 (16GB), 799 (32GB) e 899 (64GB) euro, ed un anno fa l’iPhone 6S a 889 (16GB), 999 (64GB) e 1.109 (128GB) euro (128GB), per avere l’iPhone 7S oggi bisogna spendere 939 (32GB), 1049 (128GB) e 1159 (256GB) euro. Ricordiamo anche che Apple, grazie al proprio consistente “giro d’affari”, riesce a strappare contratti di fornitura decisamente migliori rispetto ai concorrenti diretti, nei confronti dei produttori di NAND Flash e DRAM, e questo aiuta a mantenere degli utili piuttosto elevati.

Quest'ultimo trimestre, inoltre, mette in luce con ancora più chiarezza la forza intrinseca del marchio: nonostante il prezzo del modello di punta sia aumentato del 29% nell'arco di due anni, le vendite non accennano a ridursi. Questo significa che i clienti di Apple sono quasi del tutto indifferenti nei confronti del prezzo di acquisto, in quanto la cosa che più importa è l'avere il logo della mela morsicata sulla propria cover.

Per rimanere a galla a Wall Street, comunque, non si può e non si deve operare solo nell'ambito del commercio tradizionale, e per questo Apple ha deciso di dare un contentino ai propri azionisti, aumentando la quota da dedicare al pagamento dei dividendi: “The Board has approved a 10.5% increase to the Company’s quarterly dividend, and has declared a dividend of $0.63 per share of the Company’s common stock, payable on May 18, 2017 to shareholders of record as of the close of business on May 15, 2017”. Questa decisione dovrebbe aiutare a mantenere elevato il valore delle proprie azioni, in vista di future acquisizioni (Spesso, infatti, si pagano parte in denaro, parte in azioni).

Allo stesso tempo, sempre la dirigenza di Apple ha deciso di aumentare la quota di capitali da destinare agli azionisti (Circa 50 mld di dollari) per i prossimi due anni: “Apple also announced that its Board of Directors has authorized an increase of $50 billion to the Company’s program to return capital to shareholders and is extending the program timeframe by four quarters. Under the expanded program, Apple plans to spend a cumulative total of $300 billion by the end of March 2019”.

Parlando degli altri prodotti di Apple, notiamo come gli iPad siano in perenne collasso (-30% di fatturato, e -32% di unità vendute YoY), mentre i Mac sembrano conoscere una seconda giovinezza (+14% di fatturato, e +4% di unità vendute YoY), in perfetta controtendenza al mercato PC Windows tradizionale. Sarà interessante osservare come Apple vorrà sfruttare questo ottimo momento, magari attraverso la commercializzazione di nuovi desktop e portatili equipaggiati con le prossime APU di AMD.

Ottimo lo stato di salute anche dei servizi digitali (Il cui fatturato è aumentato del 18% YoY) e degli accessori (Fatturato al +31% YoY), segno di come l'acquirente Apple tenda ad acquistare l'intero ecosistema della casa di Cupertino (Servizi, cuffie, accessori vari, ecc), e non solo il prodotto base, anche se questo significa dover sborsare cifre importanti.

Va notato, in ultimo, come il debito a lungo termine continui ad aumentare (Siamo arrivati a 84,5 mld di dollari), segno di come sia più economico pagare gli interessi sul debito piuttosto che riportare i capitali esteri in madrepatria (Più di 200 mld di dollari). Evidentemente il sistema finanziario statunitense ha qualche bug da fixare ...

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Recentemente si è tenuta la JPMorgan Technology, Media & Telecom Conference, e naturalmente anche Lisa Su è stata invitata per rispondere ad alcune domande riguardo le future strategie di AMD, oggi osservata speciale grazie ai prodotti lanciati (CPU Ryzen) e che saranno lanciati a breve (VEGA, Threadripper, Raven Ridge, EPYC). Grazie a SeekingAlpha abbiamo la trascrizione completa della sessione di D&R che ha visto protagonisti Lisa Su, CEO di AMD, e Harlan Sur, Dirigente della JP Morgan.

Lisa Su conferma che le APU sono una priorità di AMD, nonostante per il momento non siano ancora state presentate quelle basate su uArch “Zen”, e che concettualmente saranno alla base del successo commerciale nel mercato consumer. Se fino ad oggi non hanno venduto come previsto all’epoca della presentazione del progetto “Fusion”, lo si deve principalmente all’utilizzo di una uArch – Buldozer – non concorrenziale: “So the PC market again is a very good market. It has been volatile in recent years but it’s a 250 million unit TAM, $28 billion to $30 billion. We actually like the market very much. The key for us is having a competitive CPU. If you look at the PC market over the last four or five years, we’ve had actually very competitive graphics and integrated graphics but our CPU was not as competitive as we’d liked”.

Parlando di Ryzen e delle recensioni delle testate IT, Lisa Su conferma l’ottima accoglienza delle CPU Ryzen 7 e 5. Allo stesso tempo conferma che vi è ancora qualche problema prestazionale nei videogiochi alle risoluzioni 1080p o inferiori, ma ciò è dovuto principalmente ad ottimizzazioni software (Lato BIOS, S.O., Driver e Patch dei videogiochi stessi, come abbiamo avuto modo di constatare in questo nostro articolo: Ryzen e Videogames: cosa è cambiato negli ultimi 60 giorni): “If you take a look at the third-party reviews and there are now hundreds of reviews out by third-party sites, they generally say that AMD is the best multiprocessor – multithreading, multiprocessor solution out there whether you’re talking about content creation or streaming or video editing or any of those areas. There has been some discussion about gaming performance, particularly at 1080p gaming and that’s really a matter of optimization in terms of software optimizations that we have shown have improved over time”.

Proseguendo, e parlando dei futuri prodotti di AMD, Lisa Su conferma che già quest’anno vi saranno numerosi Tape-Out sui 7nm (Sia di GlobalFoundries sia di TSMC, a nostro parere), segno che tra la seconda metà del 2018 e la prima metà del 2019 potremo vedere sia NAVI sia Zen2: “If you look at the foundry 7-nanometer roadmap compared to some of the other technologies out there, it’s actually really competitive. And I think the gap between sort of the foundry roadmap and like the Intel roadmap has gotten a lot closer. Our goal is to be aggressive with 7-nanometer technology. We will be doing tape-outs later this year. And as we get closer to production, we’ll give more insights there. But the idea is to be very competitive throughout the product portfolio”.

Tornando ai prodotti di prossima uscita, e più in particolare a VEGA, Lisa Su conferma che dopo la Frontier Edition, nell’arco di un paio di mesi, saranno presentate le schede video basate su questa GPU per tutti i restanti mercati: “What we did announce at our Analyst Day is that the first shipping Vega will be the frontier editions, which will ship with 16 gigabytes of memory and it will ship towards the latter half of June. You will see the enthusiast gaming platform, the machine learning platform, the professional graphics platform very soon thereafter. And so we will be launching Vega across all of the market segments over the next couple of months”.

Passando a Naples/EPYC, Lisa Su conferma che numerose aziende lo stanno considerando attentamente per futuri acquisti. Sono oltre 5.000 i sample di Naples consegnati, un numero davvero elevato per un prodotto destinato ai Datacenter: “So a very key set of milestones for us in the datacenter is the number of customers; end customers, OEMs, ODMs, cloud service providers that will be engaging and talking about the AMD platform. What we’ve seen is that silicon is really, really important in this phase. And so as customers have gotten more access to our silicon, we have more than 5,000 samples that have been out there, they have actually increased their level of interest in working with us in the datacenter”.

Lisa Su, inoltre, conferma che l’utilizzo della tecnologia Infinity Fabric garantisce ottime rese produttive, in quanto vengono utilizzati Die più piccoli rispetto a quanto fatto dalla concorrenza: “So if you look at our EPIC processor, it’s actually 4 die on a multi-chip module connected with an infinity fabric. And why is that good? It’s good because yields on smaller die are better. And so that gives us a better cost point, but it allows us a lot of flexibility in how we put out our portfolio. So we have a lot of ideas on how to extend Moore's Law and we view it as an opportunity for us to differentiate”. AMD sembra quasi abbia raggiunto il livello di flessibilità di una Start-Up!

Lisa Su, infatti, non nasconde la possibilità di realizzare SoC per la piattaforma EPYC dotati anche di FPGA o ASIC, e non solo di GPU: “I think the environment is going to be quite mixed and you’re going to have CPUs, you’re going to have GPUs, you’re going to have some FPGAs, you’re going to have some ASICs in that mix. What we’re trying to do is make the system as efficient as it can be.  And so for example with our EPIC processors, they connect very, very efficiently to GPUs and you can do that in a much similar system. We think that adds a lot of value to the ecosystem”.

In ultimo, Lisa Su conferma che AMD continuerà ad investire pesantemente nella R&D, anche a costo di sacrificare parte degli utili, e quindi dei dividendi da elargire agli azionisti. Sebrano tornati i bei vecchi tempi di Jerry Sanders!

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L’effetto Ryzen si è fatto sentire in parte in questo primo trimestre del 2017, soprattutto perché la commercializzazione delle nuove CPU è cominciata a fine febbraio. L’apporto di Ryzen nel fatturato, tra l’altro limitato al solo mercato retail e inficiato da una pesante penuria di schede madri AM4, può quindi essere quantificato in appena un mese di vendite.

Nonostante ciò, la divisione Computing and Graphics fa segnare un +29% rispetto al 1Q16, ed appena un -1% rispetto al 4Q16 (Quest’ultimo trimestre vede, per tutte le aziende, delle vendite superiori alla media annuale a causa delle festività natalizie). La divisione Enterprise, Embedded, and Semi-Custom, invece, fa segnare appena un +5% YoY, grazie alle buone vendite delle nuove console Playstation 4 Pro e XBOX One S, ed un -23% rispetto al trimestre precedente (Sempre a causa delle vendite natalizie). In totale, grazie a Ryzen, AMD è riuscita a fatturare ben 984 mln di dollari (+18% YoY), limitando le perdite in questo trimestre a 73 mln di dollari.

Possiamo dire, quindi, che il lancio di Ryzen si è rivelato un successo, e che molto probabilmente la divisione Computing and Graphics farà segnare risultati decisamente migliori nel secondo trimestre, grazie al lancio delle CPU Ryzen 5 esa core e quad core ed ad una migliore disponibilità di schede madri. Non va poi dimenticato anche l'imminente lancio delle GPU Vega.

Parlando più nel dettaglio di questi risultati trimestrali, al pari di quanto abbiamo fatto con Intel, bisogna considerare alcuni "numeri" più approfonditamente. Prima di tutto va constatato come il Gross Margin sia aumentato, passando dal 32% al 34%, grazie anche in questo caso a Ryzen. Dovesse mantenersi il trend, in particolare dopo la presentazione delle CPU Ryzen di fascia Server e Workstation, potremmo pronosticare entro la fine dell’anno un Gross Margin superiore al 40%.

Altro evento positivo da citare è l’aumentato budget dedicato alla Ricerca e Sviluppo, passato dai 242 mln di dollari del 1Q16 ai 266 mln di dollari del 1Q17 (+10%), segno che si crede nei progetti in cantiere.

Notiamo anche come le spese dedicate al Marketing siano aumentate nel medesimo periodo, passando da 105 mln a 121 mln di dollari (+15%). Tra le spese di Marketing non va conteggiato solo l’acquisto di spazi pubblicitari e l’organizzazione di eventi, ma anche il materiale fornito per le recensioni. Effettivamente AMD con Ryzen ha cercato di fornire almeno un sample a ogni testata di un certo rilievo fin dal day one, garantendosi così una notevole presenza mediatica.

Tra le note che si potrebbero definire negative, va citata la notevole diminuzione dei liquidi in cassa, passati da 1,26 miliardi di dollari e 722 milioni di dollari nell’arco di un trimestre. La causa di questa emorragia di liquidi è più di una:
- si è provveduto ad aumentare la scorta di prodotti in magazzino, probabilmente in vista del rilascio di nuovi prodotti (Naples?);
- si sono pagati gli interessi sui debiti a breve e lungo termine (Ciò non ha permesso una diminuzione del debito a lungo termine, rimasto a 1,4 mld di dollari);
- si sono modificati alcuni accordi commerciali con i propri partner.

Nel complesso la situazione non è cambiata molto rispetto al 4Q16 dal punto di vista finanziario, a parte una decisa decurtazione della quantità dei liquidi in cassa, ma vi è di che ben sperare, se osserviamo cosa è riuscito a fare Ryzen in appena un mese.

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A quanto pare Lisa Su ha deciso di creare un netto stacco d’immagine con l’AMD di qualche anno fa, diventata famosa tra l’utenza – in senso negativo – con la commercializzazione delle CPU basate su uArch Bulldozer, e non è un caso che l’unico marchio rimasto invariato sia quello dedicato alle GPU: Radeon è un brand ancora forte.

Nasce così la famiglia di processori EPYC, basati su piattaforma Naples, e destinati a sostituire le CPU Opteron attualmente in commercio. Qui di seguito le caratteristiche principali di queste CPU:

  • CPU dotate fino a 32 Core (uArch Zen), con tecnologia SMT abilitata;
  • Fino a 8 canali DDR4 per Socket;
  • Supporto per soluzioni Dual Socket, per un totale di 32 Slot DDR4 e un massimo di 4TB di RAM;
  • 128 Linee PCI-E 3.0 per CPU;
  • SoC Design, che rende opzionale l’utilizzo di un Chipset esterno;
  • Elevata efficienza energetica;
  • Hardware dedicato per le funzioni di sicurezza.

Nonostante la piattaforma sia limitata a soluzioni Dual Socket, Naples si presenta decisamente concorrenziale, grazie a tutte queste funzionalità offerte, se lo confrontiamo con le soluzioni Intel attualmente in commercio, ed anche con quelle che verranno. In particolare sarà importante confrontare le soluzioni delle due case una volta conosciuti i prezzi di commercializzazione. AMD, grazie alla tecnologia Infinity Fabric, potrà realizzare SoC dotati di 4 Die da 8 Core ciascuno, effettuando una selezione molto più mirata rispetto ad Intel, la quale invece si scontrerà con le difficoltà nel realizzare Die monolitici dotati di fino a 32 Core. Per Intel, quindi, sarà molto più complicato commercializzare un grande numero di SKUs dotate di un elevato numero di core, e questo impatterà sicuramente sui prezzi di commercializzazione. D’altra parte le CPU Intel potranno godere di soluzioni fino a 4 Socket.

Forest Norrod, VP di AMD e a capo della divisioneEnterprise, Embedded & Semi-Custom Products, ha infatti affermato: “With the new EPYC processor, AMD takes the next step on our journey in high-performance computing. AMD EPYC processors will set a new standard for two-socket performance and scalability. As we demonstrated today, we see further opportunity with the industry’s first no-compromise one-socket solutions. We believe that this new product line-up has the potential to reshape significant portions of the datacenter market with its unique combination of performance, design flexibility, and disruptive TCO”.

A godere in particolare di questi nuovi prodotti di AMD saranno i laboratori di ricerca, le università e tutti quegli enti che cercano Server ad elevate prestazioni ma che hanno budget limitati. Comunque anche diversi host stanno valutando EPYC, soprattutto in campo Cloud, come Dropbox: “Dropbox is currently evaluating AMD EPYC CPUs in-house, and we are impressed with the initial performance we see across workloads in single-socket configurations. The combination of core performance, memory bandwidth, and I/O support make EPYC a unique offering. We look forward to continuing to evaluate EPYC as an option for our infrastructure”. L’elevata quantità di linee PCI-E 3.0 e di RAM installabile sono una conditio sine qua non per questo tipo di aziende.

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La prima trimestrale del 2017 di Intel colpisce sicuramente per il fatturato record pari a ben 14,8 mld di dollari, facendo segnare così un +8% (GAAP) rispetto al medesimo trimestre dell’anno precedente. Anche gli utili hanno toccato una cifra importante, con 3,6 mld di dollari (+40% YoY!). In quest’ultimo caso bisogna però ricordare che l’acquisizione di Altera si è conclusa proprio nel 1Q16, e per questo gli utili sono stati tanto ridotti un anno fa.

Nonostante questi ottimi numeri, che sicuramente sono quelli che più colpiscono il lettore occasionale e la massa, bisogna necessariamente andare ad analizzare più in profondità la documentazione che fornisce Intel. A fronte di un aumento di fatturato da parte delle due più importanti divisioni interne, Client Computing Group e Data Center Group, vediamo come il numero delle unità vendute continui a ridursi continuamente di anno in anno, mentre il prezzo medio delle CPU continui ad aumentare. Questo trend ha una lettura ben precisa: i PC basati su uArch x86 vengono acquistati principalmente dagli utenti enthusiast e dai videogiocatori in ambito casalingo (Client Computing Group), e dai professionisti e dalle aziende che cercano le massime prestazioni in ambito workstation/server (Data Center Group). A grandi linee Intel si sta DECghettizzando, cioè sta vedendo le proprie quote di mercato essere mangiate da prodotti più economici che bastano alla massa per le proprie esigenze basilari (Cioè Smartphone e Tablet in mabito consumer, e dai SoC ARM in ambito Cloud Computing). Un'ultima cosa: per chi se lo stesse chiedendo, Ryzen non c'entra nulla con questo calo delle vendite, è un fatto contingente da diversi anni.

 

 

Continuando, questo sviluppo del mercato nel medio-lungo periodo renderà impossibile ad Intel il mantenere l’usuale ammodernamento cadenzato delle proprie fonderie, e già si sta osservando, seppure in misura ridotta, con la futura introduzione del terzo aggiornamento dei 14nm (14nm++) e dell’abbandono della strategia per i microprocessori del Tick-Tock in favore di un molto più tranquillo Tick (Broadwell) -Tock (Skylake) -Tock (KabyLake) -Tock (CoffeLake).

A confermare questa visione ci pensa la stessa documentazione Intel. Quando si ha un margine ridotto di manovra a causa di un mercato in contrazione e di spese in espansione, si devono fare necessariamente delle scelte difficili. Qui di seguito elenchiamo le principali aree in cui deve operare le scelte la dirigenza di Intel:
- R&D
- Acquisizioni
- Personale
- Debito
- Borsa ed investitori

Per mantenere l’attuale vantaggio tecnologico sulla concorrenza, Intel deve necessariamente continuare ad investire nella Ricerca e Sviluppo, ed infatti il budget dedicato a questo settore non è stato tagliato assolutamente. Sempre per cercare di essere un passo avanti alla concorrenza, si rende necessario operare delle acquisizioni, anche esose, in quanto in un mercato tanto veloce e vario è impossibile crearsi un Know-How da zero in fretta e bene (Da qui l’acquisizione prima di Altera, poi di Mobileye, senza dimenticare Soft Machine). Non va poi dimenticato che Intel è una delle aziende più importanti quotate al Nasdaq, e trova grande giovamento dagli investimenti esterni, quindi risulta essenziale mantenere un valore elevato delle proprie azioni. Poiché gli investitori vedono in Intel un’ottima “macchina di dividendi”, questi ultimi si devono mantenere elevati, anche attraverso corposi buyback. In queste operazioni finanziarie se ne vanno oltre 15 mld di dollari l’anno!

A questo punto rimane poco da utilizzare per ridurre il debito a lungo termine (Rimasto invariato a 20,6 mld di dollari), e per mantenere tutta la propria forza lavoro, passata da 112.400 a 106.900 unità (-4,9% YoY).

Detto questo, risulta essenziale per Intel il capitalizzare il prima possibile un ancora remunerativo mercato PC, così da inserirsi in altri mercati in crescita. Quello Mobile, come sappiamo, è ormai perso. Riuscirà in questa impresa nel mercato dell'HPC/Deep Learning e nel mercato dell’Automotive?

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Un secondo trimestre da record per NVIDIA, con un fatturato pari a 1,94 mld di dollari (+48% YoY) e un utile pari a 554 mln di dollari (+144% YoY). A trainare questi incredibili numeri è la divisione storica di NVIDIA, quella gaming (Fatturato +49,5% YoY), insieme all’ottimo stato di salute del mercato Server, con la divisione Datacenter che arriva a fatturare 409 mln di dollari (+186% YoY).

NVIDIA, quindi, sta sfruttando in maniera eccellente l’ottimo stato di salute del mercato PC gaming di fascia alta (I così detti utenti “Enthusiast”), ed al contempo ha avuto l’oculatezza di puntare su mercato ampiamente in crescita come quello HPC.

Limitati, invece, i successi delle divisioni Workstation e Automotive. Il mercato delle schede video dedicate ai professionisti della grafica (Quadro) si mantiene stabile (+8,4% YoY), mentre quello Automotive, sebbene mostri un aumento di fatturato pari al 23,9% YoY, risulta pari appena a 140 mln di dollari. Nonostante le grandi speranze degli anni passati, la divisione Automotive stenta a decollare. La cosa risulta tanto più evidente se si confronta il fatturato delle divisioni Datacenter e Automotive di 20 mesi fa, pari rispettivamente a 72 e 71 mln di dollari. Nell’arco di questi mesi la divisione Datacenter è cresciuta del 468%, mentre la divisione Automotive è cresciuta del 97%.

In regressione (-9,8% YoY), invece, il fatturato della divisione OEM&IP, a causa della fine dell’accordo con Intel, che portava nelle casse di NVIDIA circa 200 mln di dollari l’anno.

 

 

Come abbiamo detto per Intel, anche NVIDIA sta aumentando il proprio fatturato sfruttando i mercati storici dell’azienda, quello Gaming e quello Professionale, ma sempre legati allo sviluppo delle GPU (Intel sfrutta i mercati legati alle CPU). Entrambe le aziende, invece, faticano, ad imporsi in altri mercati emergenti, ed infatti queste hanno abbandonato quasi del tutto il mercato Mobile: Intel si limita ora a sviluppare i Modem LTE, mentre NVIDIA punta sui SoC Tegra dedicati al mercato Gaming Mobile (Nintendo Switch). Potremmo assistere ad una conclusione simile anche nel mercato Automotive, con la recente scesa in campo di veri e propri giganti, Qualcomm in primis.

La debolezza della divisione Automotive essere l’unico neo in un secondo quarto da capogiro, che sicuramente farà felici gli investitori: NVIDIA garantirà un utile pari a 0,79$ per azione (+126% YoY)!

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Durante il 2013, a causa del prezzo ridicolosamente basso delle memorie DRAM, Nanya poteva essere considerata un’azienda sull’orlo del fallimento (Come ProMOS) o della acquisizione (Come avvenuto con Elpida), ma grazie alle politiche commerciali di cartello di Samsung e SK Hynix, a partire dal 2014, è riuscita a salvarsi e a diventare altamente remunerativa per gli investitori.

Questa trasformazione da brutto anatroccolo in cigno continua ancora oggi, grazie ad un’offerta sempre minore alla domanda, seppure di poco, come ci spiega Lee Pei-ing, Presidente di Nanya: “Supply is still about 1 percent short of demand. Most supply increases are coming from technology upgrade, which means very limited growth”. In poche parole, grazie ad un’attenta gestione della produzione, si riesce a mantenere il mercato con una Domanda che supera sempre leggermente l’Offerta (Fino ad oggi non conoscevamo la percentuale esatta).

Questa situazione ha permesso a Nanya di vedere i propri utili crescere del 77% rispetto al precedente trimestre, mentre i dividendi per gli azionisti sono aumentati da 0.68 centesimi di dollaro taiwanese a 1.19 dollari taiwanesi. Il margine lordo di assesta sul 40,1%, in aumento rispetto al 32,7% del 1Q16.

La migrazione del processo produttivo dagli attuali 30nm ai più moderni 20nm, comunque, non dovrebbe fermare questo trend. Sebbene la produzione subirà un brusco aumento grazie a questo aggiornamento, la rinnovata domanda a partire dalla seconda metà dell’anno, attraverso l’introduzione di nuovi terminali Mobile e il successo dei Server per il Cloud Computing, dovrebbe comunque mantenere il rapporto tra Domanda e Offerta inalterato. Con buona pace degli utenti.

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o Intel Corp. 36.26 0.00 (0.00%)
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