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L'arrivo di Barton, e dei fratelli minori Thorton e Applebred

Le due case combatteronono per la supremazia prestazionale con le architetture Northwood B e  Thoroughbred fino alla prima metà del 2003. AMD nell'ottobre del 2002 lanciò la massima espressione del  Thoroughbred Rev. B, il 2800+ operante alla frequenza di 2250 Mhz, considerata incredibile per una CPU a 10 stadi come il K7, mentre Intel ribatté con il Pentium 4 a 3,06GHz, con Bus a 533 Mhz e dotato della nuova tecnologia Hyper Threading.

L'Hyper Threading (HT) fu sviluppato per permettere alle proprie CPU di eseguire una parallelizzazione di calcolo,   quando ancora non era possibile inserire più core in una sola CPU. Si può definire una tecnica primitiva di Multitasking e fu pubblicizzata notevolmente da Intel. Molti recensori e giornalisti posero l'accento sul fatto che, tramite l'HT, si poteva finalmente giocare e far fare altro in background alla CPU, per esempio l'encoding di un film.

Questa situazione di stallo si ruppe nel febbraio del 2003 quando AMD presentò il core Barton. Prima della loro uscita si rincorrevano voci su possibili grandi novità. Addirittura Hector Ruinz, CEO di AMD, affermò che sarebbe stato ottimo vedere i Barton prodotti con il nuovo processo produttivo a 90 nm, così da abbatterne i costi di produzione, ma alla fine si optò per il ben rodato processo a 130 nm. (Fonte)

Gli Athlon XP core Barton furono dei veri e propri must have per coloro che non solo tenevano una mano sul portafoglio, ma guardavano anche alle prestazioni. Il modello 2500+, con Bus di 333 MHZ e moltiplicatore a 11,  poteva essere trasformato nella stragrande maggioranza dei casi nel processore di punta 3200+, anch'esso con moltiplicatore a 11 ma con Bus di 400 Mhz, alzando semplicemente la frequenza di Bus. Evoluzione principale, rispetto ai core  Thoroughbred, fu il raddoppio della cache L2, portata a 512 Kb, e l'affinamento del processo produttivo, che permise di mantenere invariati i consumi nonostante l'aumento di superficie del Die, che passò da 84 a 101 mm2.

Grazie al prezzo decisamente accessibile, all'alto margine di overclock permesso e all'immissione nel mercato dei modelli XP-M (con moltiplicatore sbloccato),  gli Athlon XP core Barton ebbero larghissima diffusione. Molte case di schede madri, come Abit, DFI, Asus, Gigabyte ed Epox, presentarono modelli specificamente dedicati agli overclocker, equipaggiati con l'altrettanto famoso chipset di nVidia nForce 2 Ultra. Molto conosciute, tra gli appassionati, sono le schede madri Abit NF7-S 2.0, Epox 8RDA3+, Asus A7N8X Deluxe, DFI LanParty NFII Ultra B.

Logo del chipset nForce2 Ultra di nVidia


Contemporaneamente alla presentazione del core Barton, AMD mise in commercio anche Athlon XP dotati di core Thorton, a prezzi minori. Questi ultimi non erano altro che core Barton con  256 Kb di cache disabilitata. Questo permise ad AMD di commercializzare anche CPU difettose, sotto altro nome, così da massimizzare i profitti. Su internet, poco tempo dopo la loro commercializzazione, uscirono guide su come riattivare la cache dormiente, e molti utenti si trovarono nel case un Barton perfettamente funzionante.


Stessa sorte toccò al nuovo modello di Duron, core Applebred, nient'altro che un Thoroughbred con soli 64 Kb di cache L2 funzionanti. Anche in questo caso un grande numero di utenti riuscì ad abilitare parte della cache dormiente, e molti riuscirono a sbloccarne il moltiplicatore, trasformando questa CPU, venduta ad un prezzo di circa 50$, nel Santo Graal dei videogiocatori poco danarosi. I Celeron di Intel, basati sul core Northwood A,  scherniti fin dalla loro uscita quali processori inutili, tanto da essere soprannominati Lenteron, non furono praticamente mai presi in considerazione dai videogiocatori.

Questo stato di cose mise in evidente difficoltà Intel, la quale si basò fino a quel momento sulle voci di corridoio che correvano tra gli esperti del settore. Poco prima che Barton uscisse giravano voci contrastanti. Jan Gutter, portavoce di AMD in Germania, affermò che non ci sarebbero stati miglioramenti nel FSB (quando invece fu portato, per alcuni modelli, a 400 Mhz), alcuni paventarono un ritardo per permettere l'utilizzo del nuovo processo produttivo a 90 nm, come già accennato, altre voci ancora fantasticavano sull'utilizzo del futuro Hyper-Transport (HTT).  Il tutto si rivelò inesatto e portò Intel a fare false previsioni.

L'Athlon XP 3000+ venne commercializzato all'uscita ad un prezzo altissimo: AMD poteva finalmente permettersi di fare il proprio gioco, dopo circa un anno di lotta serrata. L'Athlon XP 3000+ costava 588$ alla commercializzazione, mentre il Pentium 4 3,06 Ghz lo si trovava a 617$ nello stesso periodo.

La situazione durò comunque molto poco, e la risposta di Intel fu dura e decisa, tanto che cancellò uno step evolutivo di Northwood. La versione con Bus a 667 Mhz fu accantonata, e nel mese di maggio fu presentato il nuovo core Northwood C, con Bus a 800 Mhz e l'HT abilitato su tutta la nuova serie. Contemporaneamente ai nuovi Pentium 4 fu presentata anche una nuova famiglia di chipset, la cui punta di diamante era l'i875P. Evidentemente la casa di Santa Clara non si aspettava un tale colpo di reni da parte di AMD, e avrebbe sperato di poter procedere più tranquillamente, soprattutto dopo che l'Athlon 64 era stato nuovamente posticipato.

Il veloce botta e risposta provocò una forte guerra sui prezzi. Già a maggio l'Athlon XP 3200+, il modello di punta, veniva venduto sotto i 400$ e il Pentium 4 C a 3,0GHz poteva essere portato a casa per la stessa somma.  Mai come in quel momento gli utenti poterono beneficiare di una tale concorrenza sul fronte dei prezzi. 


Pubblicato in: Articolo, Hardware
Tags: 462 , amd , storia

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Gian Maria Forni
Autore: Gian Maria Forni
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Esperto di mercati e CPU
Sebbene sia laureato in Lettere e Filosofia, indirizzo Storia Contemporanea, e scriva per quotidiani e riviste di tale settore, ha sempre avuto la passione per l'informatica ed ha collaborato quale moderatore in importanti forum del settore
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