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Con l'uscita dell'architettura Zen Intel si è trovata in difficoltà, dovendo contrastare la commercializzazione di CPU altamente personalizzabili. Questo è avvenuto non solo nel settore Consumer, ma anche in quello Enterprise. All'epoca molti esperti sottovalutarono l'innovazione portata da AMD con la tecnologia Infinity Fabric, ed ancora oggi diverse di queste persone faticano ad accettare che Intel possa modificare le proprie roadmap in funzione di quanto stia facendo la casa di Sunnyvale (Non facciamo nomi, perché noi siamo delle persone pietose). Ad esempio, possiamo citare l'introduzione delle CPU Coffee Lake a 6 ed 8 core, oppure la recente introduzione di CPU Xeon da 400 Watt.

Circa un anno fa Timothy Prickett Morgan, su The Next Platform, scrisse un articolo sul perché Intel dovesse contrastare l'introduzione di EPYC, soprattutto nel mercato dei server single socket: "What AMD is trying to do is bifurcate the single socket market into the stuff made from workstation processors – the status quo – and a whole new single socket segment that takes a big bite of out the two socket Xeon space – perhaps with as much as 40 percent of that two socket Xeon base as a target".

Oggi, a circa un anno di distanza, Intel effettivamente cerca di mettere una toppa a questa situazione, introducendo una serie di processori Xeon che andranno a scontrarsi proprio sul terreno di caccia dei processori AMD EPYC. La soluzione di AMD, grazie alla possibilità di avere una quantità incredibile di linee PCI-E e canali DDR su singolo socket potrebbe togliere ad Intel, nel medio periodo (2-4 anni), una buona fetta dei propri introiti (Ricordiamo che la prossima uArch di Intel difficilmente la vedremo disponibile nel settore server prima del 2022).

Per fare ciò, Intel ha deciso di commercializzare una serie di processori Xeon, riconoscibili dalla sigla "U", caratterizzati dalla disabilitazione dell'interconnessone UPI (Ultra Path Interconnect). Questo significa che queste CPU non potranno funzionare in sistemi Dual Socket. Si tratta, infatti, di soluzioni di ripiego, in quanto le proposte Intel saranno prodotte sfruttando i Die delle CPU Xeon delle fasce più elevate.

Grazie a questo escamotage Intel avrà sicuramente il primato prestazionale nei confronti delle soluzioni EPYC (Naples) di AMD, come confermato da Serve The Home, ma in un sistema single socket questo vantaggio potrebbe non essere essenziale, soprattutto perché si tratta di CPU che verranno sfruttate in sistemi dedicati alla Virtualizzazione o allo Storage: "We have also confirmed that the SKUs will both support up to 1TB of DDR4-2933 as well as Intel Optane DCPMM. Dual port FMA AVX-512 support will also be included [...] AMD still holds a clear benefit. Its single socket CPUs have more than twice the PCIe connectivity of a single Intel Xeon Gold U series CPU. For form factors like popular 1U 10x NVMe (plus NICs) or 2U 24x NVMe (plus NIC), the AMD EPYC solution still has a clear benefit". L'arrivo di Rome, inoltre, potrebbe far durare relativamente poco il predominio prestazionale delle CPU Xeon-U.

In ultimo, non va dimenticato che Intel ha già in commercio degli Xeon che potrebbero soffrire enormemente l'introduzione degli Xeon-U. Stiamo parlando degli Xeon serie W e degli Xeon della serie D. L'arrivo di AMD e di EPYC sta facendo incrinare enormemente la struttura commerciale delle CPU Xeon, in quanto Intel non sembra poter mantenere la medesima granularità della propria offerta (In altre parole: gli utili diminuiranno). Risulta incredibile osservare come sempre più CPU high end di Intel siano acquistabili, oggi, a prezzi fino a qualche mese fa inimmaginabili.

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Con l'arrivo imminente sul mercato dell'uArch Zen2 di AMD, in combinazione con il nodo produttivo da 7nm di TSMC, Intel si trova costretta, in assenza di una nuova uArch e di un nuovo nodo produttivo, ad arrangiarsi con quanto ha attualmente in casa: l'uArch Skylake-X e il nodo 14nm 3D-Gate, entrambi debitamente aggiornati.

In particolare Intel sta studiando le nuove soluzioni Xeon, al fine di mantenere la leadership nel mercato più remunerativo, quello Enterprise. Per fare ciò Intel dovrà commercializzare CPU in grado di competere con le CPU EPYC 2, dotate di fino a 64C/128T, 128 linee PCI-E e caratterizzate da un TDP massimo (stimato) di 180W.

Farlo rimanendo entro dei limiti termici umani, però, sembra essere impossibile se quanto pubblicato da Anandtech dovesse risultare veritiero. Le CPU Xeon più potenti della serie 9200, dotate di 56 core, avrebbero infatti un TDP pari a ben 400W. Non solo il TDP sarebbe più che doppio rispetto a quello delle future CPU EPYC 2 di AMD, ma queste CPU Intel avrebbero il 12,5% in meno di core (64 vs 56) e il 62,5% in meno di linee PCI-E (128 vs 48).

Essendo CPU mostruosamente esose dal punto di vista energetico, Intel ha in programma di utilizzarle solo in varianti BGA (Saldate direttamente alla scheda madre) e con sistemi di raffreddamento a liquido: "This product, according to Intel, was designed to be purely focused on that high-density compute market, where space is at a premium. The company stated that where HPC previously had two processors, they could now have the equivalent of four". Non solo, quindi, queste CPU sarebbero più esose, (probabilmente) più costose e meno potenti delle varianti AMD, ma anche non aggiornabili in quanto mancanti di socket.

Questa situazione ci ricorda la commercializzazione delle CPU FX-72/74 da parte di AMD, all'indomani del rilascio delle CPU Core da parte di Intel: una soluzione esosa, costosa e meno potente di quella della concorrenza. Considerata la tabella dei prezzi delle CPU Xeon della serie 8200, non può che risultare divertente, quanto realistica, la tabella di Anandtech relativa alle CPU Xeon 9200. Un motivo in più per passare ad EPYC 2 per i tanti attuali clienti Intel? Molte società di analisi pensano di sì, come è possibile osservare dall'andamento in borsa del titolo AMD e da diversi report indipendenti (Nomura, Digitimes, ecc).

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La crisi di produzione in cui versa Intel, impossibilitata a rifornire il mercato del numero di CPU richieste a causa del ritardo dei 10nm, potrebbe avvantaggiare enormemente AMD. Per mantenere elevati i propri utili, e quindi i dividendi da elargire ai propri azionisti, la casa di Santa Clara sta privilegiando la produzione delle CPU più remunerative, tanto di fascia consumer quanto di fascia enterprise.

Come riportato da Digitimes, questa scelta commerciale sta aprendo non una porta, ma un portone ad AMD, la quale - con tutta probabilità - aumenterà enormemente il proprio market share tra i prodotti più economici (PC e Notebook sotto i 600 Euro): "Despite being the slowest season of the year, the worldwide largest notebook ODM Compal Electronics is seeing a supply gap between 10-20% to its clients in first-quarter 2019 due to Intel's CPU shortages, and the gap will widen in the second quarter [...] Intel has shifted most of its 14nm capacity to manufacture mid-range to high-end processors in order to maintain its profitability, but ODMs, which rely on inexpensive mainstream notebook models for revenues, have suffered. To ease the pressure, Compal has also been increasing its adoption of AMD's solutions in its notebooks and servers".

Questa situazione sarà di grande aiuto per AMD, la quale già oggi offre soluzioni economicamente molto vantaggiose. Come si è visto fin dalla presentazione di Zen, AMD non tende a confrontarsi con Intel nelle medesime fasce di prezzo, quanto a sovrastare la rivale con soluzioni molto concorrenziali dal punto di vista economico in relazione alle prestazioni offerte. AMD, quindi, non avrà la necessità di tagliare i propri listini per soddisfare la domanda dei vari ODM (come Compal), lasciando intatti i propri margini utili attuali. Un win-win su tutta la linea per AMD.

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Nella giornata del 20 marzo Google ha annunciato la piattaforma Stadia, realizzata per rendere possibile il gaming in streaming con risoluzione fino a 4K a 60 FPS. Attualmente non è stato reso noto il produttore che fornirà le CPU x86 custom (Probabilmente si aspetta il rilascio ufficiale di Rome da parte di AMD), mentre si conosce il fornitore delle GPU: AMD.

Anche in questo caso, comunque, non è stato reso noto il modello di GPU esatto, ma con tutta probabilità possiamo supporre si tratti di VEGA20, opportunamente settata (AKA: no a tensioni di funzionamento assurde) al fine di migliorare il rapporto consumi/prestazioni, essenziale per un sistema Server.

Si tratta, a grandi linee, di una versione open e più flessibile della piattaforma GRID di NVIDIA, rilasciata nel 2012. Questa era nata per permettere la fruizione di videogiochi in streaming attraverso la sottoscrizione di un abbonamento, a patto di utilizzare le tecnologie della stessa NVIDIA. Stadia, al contrario, secondo quanto affermato da Google stessa, sarà molto più aperta a supportare diversi standard, e dovrebbe essere disponibile ad un costo molto più concorrenziale: "This starts with our platform foundations of Linux and Vulkan and shows in our selection of GPUs that have open-source drivers and tools. We’re integrating LLVM and DirectX Shader Compiler to ensure you get great features and performance from our compilers and debuggers". Largo a Vulkan e a GNU/Linux, quindi, così da permettere costi di gestione più bassi, e una maggiore flessibilità rispetto agli standard proprietari.

Questo, comunque, non signifa che verranno abbandonate le DirectX, ma soltanto che anche gli sviluppatori con meno fondi a disposizione avranno la possibilità di sviluppare giochi avanzati, supportati da Google stessa: "For instance, Google says it’s shipped Stadia “development hardware” to more than 100 games developers and studios. This is to help shore-up support for the service ahead of its launch".

Vedremo cosa verrà fuori da questa collaborazione, ma sicuramente possiamo affermare con una certa sicurezza che AMD ci guadagnerà comunque vadano le cose: Google, nei prossimi trimestri, richiederà alla casa di Sunnyvale un'ingente quantità di GPU e CPU.

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