Per molti questa débâcle a Wall Strett potrebbe essere considerata la fine di AMD, l’abbandono degli investitori, proprio come i topi che abbandonano la nave che affonda, e non potremmo dare torto ad una visione del genere. Le azioni di AMD hanno raggiunto una valore davvero misero, 2.74 dollari, se consideriamo che ad aprile un’azione valeva ben 8.25 dollari.

 

 

Cosa è cambiato nell’arco di sei mesi? Tutto e nulla per AMD, moltissimo per il mercato PC. Questi risultati non sono un vero specchio di quello che AMD è, piuttosto la trasposizione di quanto gli analisti di settore non abbiano bene in mente come il settore IT potrà cambiare, e sta cambiando.

La stessa grande, storica rivale di AMD, Intel, sta guardando con preoccupazione al proprio andamento in borsa. Le azioni Intel hanno raggiunto il proprio picco annuale nello stesso periodo di quelle AMD, con un valore di 29.18 dollari. Ora valgono 21.48. Come mai questa caduta, se i prodotti di Intel sono ottimi, gli utili spaventosi e i piani per il futuro si presentano solidi?

Molto semplicemente gli analisti, coloro che devono decidere dove speculare (non mi viene in mente altro termine), vedono in Intel e AMD due cavalli su cui non puntare. Soprattutto la seconda. Il mercato PC è in crisi, ARM si prepara ad invadere settore Server del futuro, quello a basso consumo e per il Cloud Computing, e il settore Mobile è di difficile penetrazione per i terminali x86. Perché investire su AMD ed Intel?

AMD, in particolare, è vista continuamente in declino, soprattutto per la propria dipendenza dal mercato PC, mentre Intel potrebbe salvarsi per varie ragioni: le fonderie della casa di Santa Clara potrebbero portare enormi vantaggi economici, per esempio producendo per Cisco, e l’eventuale successo dei Tablet con Windows 8 sarebbero un bel volano per Atom, prima, e Haswell, poi. Intel non si è ancora bruciata, agli occhi degli analisti, per questo non ha avuto un tracollo in borsa come la casa di Sunnyvale, ma Otellini & Co. farebbero meglio a gestire bene le proprie future mosse; gli agenti di borsa non guardano in faccia a nessuno, ed anche un gigante può cadere. E’ accaduto ad HP, oggi perennemente in grave crisi, è accaduto a Compaq, diventata da gigante a nano in pochi anni, è successo con Packard Bell, la quale ha subito una svalutazione spaventosa, tanto da venir acquistata da Acer nel 2008. Chi dice che Intel è troppo grande per fallire dovrebbe guardare alla storia informatica, recente e non: è piena di grandi aziende troppo grandi per fallire, fallite. Bastano pochi anni di scelte sbagliate.

Alla luce di ciò, quando si guarda ad AMD, ai suoi problemi borsistici, ai tagli che deve fare, non bisogna darne colpa prevalentemente ai dirigenti o ai prodotti sbagliati, anche perché spesso sono in realtà ottimi, come le ultime APU Trinity (Vendite record in Giappone). Il problema è far contenti i propri investitori, e per farlo bisogna piacevolmente impressionare gli analisti. Come? Ma a suon di licenziamenti. Non contano i piani per il futuro, seppur ottimi, quello che serve è un dividendo elevato, subito. Il nome OCZ dice nulla?