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B&C: Ciao Nicola, prima di tutto grazie per averci concesso questa intervista. Potresti spiegare ai nostri lettori qual è il tuo ruolo, e quale posizione ricopri all'interno di Polar?

NB: Ciao, sono Nicola e sono il fondatore di Polar, nonché CTO. Ogni soluzione tecnica passa per le mie mani anche se sono affiancato da più persone, dal programmatore (Enrico), allo specialista in multifunzione (Riccardo) alla comunicazione (Gianluca).

B&C: Polar è un’azienda molto giovane, tra i cui fondatori possiamo trovare dei neolaureati. Cosa vi ha spinto a creare un’attività simile in un mercato tanto concorrenziale? Probabilmente, in maniera lungimirante, avrete notato che il mercato italiano non offre certi servizi, o ne offre di simili ma lacunosi. Potete dirci qualcosa a riguardo?

NB: Dopo aver navigato un po’ nell’IT, ci siamo accorti che i prodotti e i servizi offerti sono sempre gli stessi. In particolare, se si cercano le novità in fatto di hardware e software, oppure se si vogliono le prestazioni, o una garanzia sopra ai due anni, si sbatte sempre il naso contro un muro di no.
È una situazione che ha del paradossale perché si rischia che per un eccesso di miopia da parte dei grandi gruppi che oggi si spartiscono il mercato nazionale tutto il sistema resti al palo. La concorrenza non ci spaventa, anzi, perché sappiamo che essere giovani vuol dire essere anche flessibili e, pur lavorando per crescere, essere ancora piccoli ci permette di guardare negli occhi i nostri clienti, capendo al meglio le loro esigenze e aiutandoli a soddisfarle.

B&C: Potete spiegare ai nostri lettori quali sono le caratteristiche di Polar che potrebbero renderla un’azienda di successo? Come intendete operare sul mercato? Quali sono i vostri punti di forza?

NB: Polar si propone come soluzione per tutte le aziende e professionisti che cercano una soluzione su misura, affidabile e performante.
Ci piace descriverci come dei sarti che prima di imbastire un abito seguono il cliente nell'analisi delle sue esigenze e nella scelta del tessuto. L'informatica, specie quella destinata al mercato professionale, è questo: la ricerca dello strumento giusto per le nostre necessità, al momento giusto.
Questo include la consulenza, l'assistenza e la risoluzione di problemi molto specifici (algoritmi, configurazioni, sicurezza), ma anche l'ideazione di device (desktop, workstation, server) di nostra produzione che possano coniugare le esigenze del cliente con il miglior hardware disponibile sul mercato e una non trascurabile garanzia di cinque anni.

B&C: Parlando del marchio dell’azienda, perché avete scelto il nome “Polar”? Solitamente un nome nasconde un pensiero, un retroterra culturale. Qual è il vostro?

NB: Ci sono diverse storie al riguardo, potrei raccontarti che ad ingegneria si fanno i calcoli in coordinate polari, che la stella polare è un punto di riferimento, o che i nuovi olii motore sono polari, per rimanere attaccati gli ingranaggi e proteggerli meglio. Oppure potrei dirti che una sera lavorando al pc con YouTube come sottofondo, “Gimme Gimme Gimme” degli ABBA. La loro etichetta è Polar Music. Caspita, Polar è carino e suona bene!

B&C: Parlando dell’Italia, dobbiamo constatare che i professionisti che operano nel mercato IT italiano sono spesso impreparati, anche se laureati. Parte di questa colpa va caricata sulle spalle dell’Università italiana, troppo “teorica” e poco “pratica”. Voi che esperienza avete avuto in ambito universitario? Le skill che attualmente possedete le avete acquisite unicamente in ambito scolastico, oppure fanno parte di un bagaglio tecnico frutto anche di esperienze personali?

NB: In realtà la mia formazione universitaria è in ambito aerospaziale, e mi torna utile nella progettazione di un sistema o, banalmente, nel raffreddamento.
L'università è stata sicuramente un percorso importante nella mia, nostra formazione, ma non può essere la causa di e la soluzione di ogni male, e questo chiunque abbia anche solo approcciato il mondo del lavoro l'ha capito molto presto.
L'esperienza, la competenza e la capacità di ascolto e di dialogo sono quello che distingue un professionista serio da un improvvisato ed in questo il vissuto personale di ciascuno di noi è fondamentale: io, ad esempio, ho cominciato con un Intel antidiluviano, il tempo è passato ma la passione è rimasta immutata.

B&C: La domanda precedente si ricollega a quella che segue. Al pari degli esperti IT, anche gli imprenditori italiani, spesso, ci mettono del loro per portare l’azienda di cui sono a capo sul lastrico, o quasi. Le mancanze che avete constatato nel mercato IT italiano, sono da accreditare solo alle aziende IT che supportano gli industriali/imprenditori, o anche all’arretratezza culturale dei manager italiani? Spesso gli imprenditori italiani sono molto meno propensi rispetto a quelli stranieri a fidarsi di esperti esterni all’azienda, in quanto credono di essere loro stessi degli esperti a 360° (Il loro pensiero normalmente è questo: “Se la mia azienda è cresciuta fino ad oggi, lo ha fatto grazie a me e alle mie scelte. Non mi servono aiuti esterni”). Questo porta in numerosi casi al fallimento o alla perdita di notevoli somme di denaro. Voi come avete intenzione di interfacciarvi con queste figure imprenditoriali così “indipendenti” (E problematiche)?

NB: Noi veniamo dal Veneto, un’autentica doccia fredda in questo senso. Gli imprenditori tendono a fidarsi troppo delle proprie scelte (Dargli ascolto e cambiare il server? Rifare la rete?), ma la scelta di pancia senza la formazione tecnica va poco lontano. Noi ci proponiamo in primis come consulenti, e teniamo molto al parere dato: prima informare il cliente, e spiegargli la situazione in termini chiari. Poi si deciderà insieme cosa fare.
Una cosa che però dobbiamo ricordarci sempre è che l'imprenditore italiano non è per forza alieno al progresso, all'innovazione, basta citare Adriano Olivetti. Il primo personal computer della storia si chiama Olivetti Programma 101 ed è nato nel 1965 a Borgolombardo vicino a San Donato Milanese, in una periferia industriale del tutto simile a quella veneta.
La capacità di innovare, di compiere scelte coraggiose, è insita nel DNA di ogni imprenditore, sia esso un piccolo artigiano o un grande industriale, quella che manca spesso e volentieri è un'iniezione di fiducia nel futuro da parte dei consulenti esterni, degli esperti, i quali si approcciano all'impresa forti di una conoscenza tecnica delle soluzioni che vendono ma privi di ogni sensibilità nei confronti dei problemi che affrontano giorno per giorno i loro clienti. Certo, spesso bisogna superare una montagna di diffidenza, ma col giusto passo si scala ogni vetta.

B&C: Passando a domande più tecniche, vogliamo chiedervi se, come alcune aziende italiane che operano nel settore, siete ciecamente legati a marchi particolari (Intel e NVIDIA, ad esempio), indipendentemente dalla qualità intrinseca del prodotto, oppure se siete più flessibili ed aperti mentalmente, al pari dei colleghi esteri. Ad esempio, cosa ne pensate delle ultime proposte Ryzen e Ryzen ThreadRipper di AMD?

NB: Conosciamo molto bene il business model dei rivenditori e degli ISV, e proprio perché manca il concetto di qualità abbiamo avuto l’idea (avventurosa, non avventata) di proporre prodotti unicamente in base alla qualità e alle esigenze del cliente. Può sembrare ovvio ma se si seguono le logiche di canale è impossibile ascoltare il cliente: bisogna letteralmente vendere quella cpu a chiunque per fare numero, quantità, col paradosso di finire col rifilare un costoso antivirus a chi chiedeva solo una chiavetta usb.
Noi abbiamo un database di software e hardware che ci consente di abbinare ad ogni necessità l’hardware giusto, e da questo attingiamo per trovare le soluzioni migliori caso per caso.
Tutti sappiamo che una scheda grafica professionale può accelerare del 40% un programma di CAD oppure essere perfettamente inutile con un software che sfrutta solo la CPU oppure sfrutta solo la marca X di GPU... eppure vengono vendute schede grafiche professionali anche solo per “assonanza” con il lavoro svolto, quando magari un SSD sarebbe più indicato. Utilizziamo CPU AMD fin dall’inizio per il rapporto prestazioni/prezzo ed eravamo partner Seamicro (finché è rimasta aperta), e fa un po’ sorridere che oggi si lancino sul treno di Ryzen quelli che fino a ieri preferivano un i3 ad un FX 6-core o addirittura ad un Opteron. Siamo molto contenti dell’arrivo di Ryzen e aspettiamo con ansia la versione 2.0; per ora diciamo che a parte i bug della prima revisione ci si può costruire una workstation o un server da 16 thread in casa, è la manna per ogni utente con un occhio al budget.

B&C: Spesso le aziende che operano nel vostro campo tendono a fornire ai clienti non le soluzioni migliori, ma quelle che portano alle loro casse maggiori introiti. Anche quando si tratta di riparare un PC o una Workstation molte aziende di supporto tendono a “caricare” il conto. Quale è il vostro modus operandi quando si tratta di riparare o sostituire componenti in garanzia, o anche fuori garanzia?

NB: Noi teniamo al rapporto con il cliente ad ogni costo, perché un cliente che oggi ci chiede una consulenza domani potrà acquistare una workstation o un server. Vogliamo che la nostra macchina sia sempre disponibile e performante, quindi abbiamo tre policy di riparazione dentro e fuori garanzia:
    • Parti standard.
Schede madri ATX, alimentatori ATX, BIOS standard: ogni componente dev’essere standard per facilitare la riparazione, a noi in garanzia e al cliente finita la garanzia. Provate ad aprire i desktop e le workstation dei soliti brand e sostituire la scheda madre.
    • Riparazione duale on-site.
Spesso le aziende hanno del personale IT, perché non effettuare la riparazione subito, invece di scollegare la macchina e spedirla tramite corriere e aspettarne il ritorno? Vogliamo pubblicare dei manuali in stile iFixit, se si seguono quelli la garanzia è mantenuta.
    • Riparazione con parti equivalenti.
Capita spesso che un determinato componente non sia facilmente reperibile, e che sul mercato o in azienda ce ne sia uno altrettanto valido o addirittura migliore, ad esempio un disco fisso, ssd o ram. Quindi perché non permettere al cliente di sostituire la parte con una analoga che ha in casa o che riesce a trovare in giornata? Questo è possibile perché teniamo traccia delle esigenze del cliente e di ogni configurazione hardware.

B&C: Alla luce di quanto ci hai detto, Nicola, Polar si prefigura come una società decisamente flessibile ed al passo con i tempi. Le buone intenzioni e le ottime capacità tecniche, purtroppo, spesso non sono sufficienti. L’ultima domanda è questa: avete già alcune collaborazioni avviate o in procinto di attivarsi? Sarebbe un peccato che questi buoni propositi vadano persi a causa di un mercato eccessivamente chiuso alle novità.

NB: Il nostro focus rimane puntato sulle realtà dinamiche, PMI in testa. Il mondo dei professionisti, degli artigiani e della manifattura in genere non possono che essere fondamentali per chi come noi è nato e cresciuto nel Nord Est delle mille partite Iva, ma non possiamo nasconderci che i tempi stanno cambiando.
Polar in questo rimane e vuole essere sempre più flessibile, sia nei rapporti con i fornitori prediligendo un dialogo alla pari alle logiche "di canale", sia con i clienti finali: in passato abbiamo collaborato con aziende dei settori più vari, dall'aeronautico alla grande distribuzione informatica passando per le macchine per caffè a cialde. Cos'avevano in comune queste realtà? L'approccio lungimirante alla tecnologia, che attraverso il nostro aiuto si è concretizzato in soluzioni pratiche che hanno permesso loro di rivolgersi al mercato con un approccio più positivo e moderno ma sempre rispettoso dell'etica d'impresa e della professionalità di ciascuno.

B&C: Grazie Nicola, è stato un piacere chiacchierare con te.