In queste ore è apparsa la notizia che Intel sarebbe interessata all'acquisto di GlobalFoundries, al fine di potenziare i propri asset produttivi e "catturarne" i clienti. Da diversi anni Intel sta cercando di diventare un'opzione percorribile da parte delle aziende Fabless, al pari di TSMC, STM e UMC, ma con scarsi risultati, soprattutto per via dell'inaffidabilità dimostrata (con Nokia, ad esempio). Acquisire GlobalFoundries significherebbe acquisire anche i suoi attuali clienti, oltre che gli ex-dipendenti di IBM che ora lavorano proprio presso GloFo.

Questa operazione dovrebbe costare una cifra attorno ai 30 mld di Dollari ma, sebbene sulla carta sia percorribile, potrebbe non portare ai frutti sperati. Prima di tutto, anche GlobalFoundries non è una fonderia molto affidabile, per utilizzare un eufemismo. Tre anni fa ha cancellato lo sviluppo del nodo 7nm FinFET, sviluppato da IBM, mettendo in difficoltà Big Blue. Anni prima aveva cancellato lo sviluppo dei nodi 14nm XM e 20nm HKMG mettendo in difficoltà AMD (già nei guai per colpa dell'uArch Bulldozer).

Secondariamente questa acquisizione, almeno inizialmente, non porterebbe ad alcun beneficio dal punto di vista produttivo per quanto concerne i nodi più avanzati, in quanto GloFo è ancora ferma ai 12nm FinFET. Tecnicamente i 7nm FinFET sono pronti, ma le FAB dovrebbero essere aggiornate per produrre con questo nodo. Il tempo necessario per questo aggiornamento sarebbe di circa un anno, e ai 30 mld spesi per l'acquisizione di GloFo andrebbero sommati almeno altri 10 mld per l'aggiornamento delle FAB.

In conclusione, questa acquisizione sarebbe semplicemente un modo per dimostrare che Intel è ancora viva e pronta a battagliare, ma nella pratica risulterà un investimento a fondo perduto, pagato con le tasse dei contribuenti americani (Intel ha già chiesto il preventivo per un prestito ad interessi nulli, da pagare nell'arco di un paio di lustri).