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Sono passati ormai 7 anni da quando Bethesda e Zenimax si sono lanciate nel loro primo grande progetto Online, decidendo di far fare alla saga di Elder Scroll quel passo mai azzardato prima: il multiplayer.

Il 2013 sembra un tempo molto lontano, soprattutto in ambito videoludico; mentre i videogiocatori accoglievano l’attuale generazione di console, il mondo degli MMO iniziava una lenta trasformazione. Una sempre crescente fetta di utenza, affezionata ai giochi solo multiplayer, si domandava perché acquistare un titolo per poi dover pagare una quota mensile per continuare a giocare. Molte case di sviluppo dovevano decidere se lanciare un titolo MMO con un modello “Buy-To-Play”, oppure direttamente come “Freemium”, anche solo per poter convincere gli utenti a provare il titolo da loro proposto.
Bethesda e Zenimax nel maggio del 2013 vennero infatti aspramente criticate da molte testate del settore per la (coraggiosa?) decisione di uscire con il vecchio modello “Pay-to-Play”, che fino ad allora era stato lo standard nel settore. Tanto che era possibile leggere come molti giornalisti videoludici auspicavano che il titolo diventasse presto Free-To-Play così da poter raggiungere un'utenza più vasta.

Appare dunque chiaro, a distanza di 7 anni e 2 espansioni, innanzi alla terza espansione di Elder Scroll Online, come Bethesda e Zenimax abbiano saputo non solo affrontare, ma anche vincere la prova del tempo, trovando un modello economico vincente per un progetto colossale, che aveva e che ha tutt’ora tanto da dare a coloro che vogliono investire il proprio tempo nelle vaste terre di Tamriel.

 Bentornati a Skyrim!

Ma bando alle ciance, e diamo uno sguardo alle oscure trame che si estendono nell’espansione Greymoor.