Apple ha pubblicato i risultati finanziari relativi all'ultimo quadrimestre del 2012 facendo registrare numeri record per quanto riguarda il fatturato, 54,5 mld di dollari. Anche l'utile netto si mantiene elevatissimo con 13,1 mld di dollari, ma non fa gridare al miracolo.

 

 

Il problema, infatti, è proprio relativo agli utili. Rispetto all'ultimo quarto del 2011 ha sì venduto di più (54,5 mld contro 46,3 mld) ma l'utile è rimasto pressoché invariato (13,1 mld contro 13,06). Questo significa che Apple ha venduto i propri prodotti con un margine più risicato, seppur sempre elevato.

Alcuni mesi fa molti analisti ed azionisti avevano scritto di come fossero preoccupati dell'immissione in commercio dell'iPad Mini, un terminale che avrebbe potuto schiantare la concorrenza, ma che allo stesso tempo avrebbe potuto erodere quote di mercato al fratellino maggiore. A guardare bene i numeri la prima ipotesi si è realizzata in parte, mentre la seconda è diventata molto concreta.

La stessa situazione potrebbe verificarsi con il lancio dell'iPhone Mini, ed in molti si chiedono: Apple può permettersi di svendere il proprio marchio? Perché è proprio sul Brand che fino ad oggi Apple ha poggiato il proprio successo, in massima parte. Qualora non fosse più un prodotto attraente su cosa poggerebbe una sua rinascita? Le idee, dopo la morte di Jobs, sembrano mancare.

Proprio su questo punto interviene, intelligentemente, Kim Forrest, Senior Analyst di Fort Pitt Capital. Kim afferma che attualmente Intel è in una posizione migliore di Apple. E' vero, ha un mercato difficile, quello Mobile, dove deve rincorrere, ma ha altri vantaggi: “Believe it or not we really like Intel”. Intel è ancora il dominatore del mercato PC ed inoltre ha altre possibilità, nel caso l'invasione del mercato Mobile dovesse fallire: le fonderie, un fiume di brevetti di qualsiasi tipologia, il settore Server. Intel potrebbe avere delle difficoltà in futuro, ma non perderà la propria posizione di potere.

La Forrest prende inoltre ad esempio IBM, un'altra società con un mercato nel quale è diventata essenziale, quello dei Servizi. IBM riesce a trovare continuamente nuovi mercati, e riuscire ad installarsi in istituzioni o aziende le permette di diventare insostituibile. Effettuare la migrazione da un ecosistema IBM ad un altro, magari peggiore, ha dei costi enormi in certi ambiti, e offrire prodotti all'avanguardia attira immancabilmente nuovi clienti, in un circolo virtuoso. Anche questo ad Apple manca. Passare ad un terminale Android non è poi così difficoltoso.

Apple attualmente basa la propria fortuna sulla vendita di prodotti fashion con elevati margini. Se vuole rimanere sugli standard attuali deve innovare, trovare altri mercati, non può limitarsi a prodotti usciti due anni fa, seppure aggiornati. Ha tentato di entrare nel settore dei servizi (con una linea di Server, ad esempio) e ancora sta tentando (nella scuola, ma con difficoltà). Sta tentando di entrare nel mondo delle istituzioni, ma con difficoltà. Il sistema Apple è troppo chiuso. Kim Forrest avanza l'ipotesi che se si dovesse perdere l'enfasi attorno ai prodotti Apple questi sarebbero destinati allo scaffale. Qualora l'utenza si accorgesse che sono troppo costosi o limitati per essere utilizzati in certi ambiti cosa sarebbe di Cook e soci?

E' per questo che Apple in borsa non vola, nonostante i numeri più sopra citati. In questo momento per rimanere la regina sta svendendo il proprio Brand con prodotti sempre più economici. Ma fino a quando potrà permettersi di farlo?