Hiroshige Goto, esperto giapponese di architetture CPU e GPU, ha pubblicato sul sito nipponico PcWatch un interessante articolo in cui fa il punto della situazione sull'evoluzione dei SoC (System On Chip) ARM.

Goto inizia parlando dell'incremento del Die Size dei SoC negli ultimi tre anni, e spiega come questo sia avvenuto principalmente a causa della stasi del processo produttivo utilizzato (40/45 nm). Il giornalista giapponese porta come esempio i SoC utilizzati da Apple: A4 (53 mm2), A5 (122,2 mm2) e A5X (163 mm2).

Questo trend dovrebbe interrompersi durante l'anno in corso, con l'introduzione prima dal processo produttivo a 32 nm e susseguentemente di quello a 28 nm. Secondo quanto affermato al Linley Tech Mobile Conference 2012, organizzato dalla società di analisi Linley Group, grazie a questo upgrade i SoC dovrebbero raddoppiare le performance ogni anno.

Tale risultato sarà, ed è stato, possibile grazie alle politiche commerciali di ARM. La casa britannica non produce i SoC, ma progetta i processori ed alcune altre delle componenti che li andranno ad equipaggiare. Vende poi la licenza ad altre case (Samsung, Texas Instruments, Apple), le quali possono implementarle secondo le proprie necessità. ARM, inoltre, ha sviluppato un sofisticato programma di partnership, detto POP (Processor Optimized Packages), attraverso il quale si impegna a collaborare con i propri clienti licenziatari per risolvere problemi e realizzare ottimizzazioni ad-hoc.

In aggiunta a ciò, ARM permette ai propri clienti di sviluppare sulla base delle proprie CPU Cortex set di istruzioni aggiuntive. In altre parole, le stesse CPU sono modificabili, secondo gli accordi di licenza. Questo ha permesso a Qualcomm, ad esempio, di realizzare una propria versione con un set di istruzioni proprietario. La stessa nVidia, con il “Project Denver”, sta modificando pesantemente sia i Cortex A9 sia i Cortex A15, così da renderli pienamente adatti alle proprie necessità. Creare un SoC basato su ARM non significa solo aggiungerci la propria GPU, ma poter modificare le stesse CPU.

Nel proseguo dell'articolo Goto si lancia in un'analisi dettagliata dei SoC delle case licenziatarie di ARM (Qualcomm, nVidia e Texas Instruments), ma quello che lo rende realmente interessante è ciò che non dice. Personalmente la lettura di questo articolo mi ha fatto sorgere una domanda: se quanto è stato scritto si rivelasse vero, come potrebbero controbattere a questa escalation di potenza i processori tradizionali x86?

Difficile dirlo. In approfondimenti passati abbiamo tentato di descrivere possibili scenari futuri, riportando i pareri di analisti ed esperti, ed oggi l'argomento è ancora largamente dibattuto. Vi è però un punto sul quale quasi tutti concordano: se Intel non migliorerà le proprie iGPU e se AMD non migliorerà le proprie CPU, i produttori di SoC basati su ARM avranno una grande occasione di crescita anche nel mercato PC.