Secondo quanto riportano diversi siti online (The Block e HKEPC), i miner cinesi si apprestano a svendere buona parte del proprio stock di GPU dedicate al mining. Questo avverrà perché lo Stato cinese ha deciso di limitare quanto più possibile l'utilizzo e la "produzione" di monete virtuali sul proprio territorio, per vari motivi:

  • oltre il 65% della potenza di calcolo mondiale utilizzata per il mining è dislocata in Cina, e l'energia elettrica utilizzata da questi computer non porta a nessun vantaggio diretto allo Stato cinese (anzi, porta a notevoli svantaggi, tra cui un maggior inquinamento);
  • le monete virtuali non sono direttamente controllabili dagli Stati nazionali;
  • la maggior parte delle ricchezze prodotte attraverso queste monete vengono trasferite all'estero.

I miner cinesi, quindi, avranno due scelte: o vendere i propri sistemi nel mercato dell'usato, dismettendo l'attività, o spostare la propria attività all'estero, dove l'energia è a buon mercato e lo Stato non contrasta il mining (il Texas, ad esempio). Curiosamente, in questo particolare caso, queste aziende (se così possiamo defiinirle ...) effettueranno il percorso opposto di quelle tradizionali del settore secondario: dalla Cina si sposteranno o negli USA o in Europa. Il problema, però, è che queste non porteranno Know-How o ricchezza, ma solo svantaggi, inquinamento in primis.