Sinceramente sono contento che Pino Bruno, Direttore di TomsHW Italia, abbia scritto il breve editoriale dal titolo “Recensori e troll: tutti geni incompresi dietro la tastiera”, in quanto potremo mettere un po' d'ordine su quanto internet sta facendo, e può fare dal punto di vista della completezza d'informazione.

 

 

Pino Bruno, a quanto pare, risulta concorde con Umberto Eco, il quale si lamentava del fatto che “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Bruno afferma: “C'è lo scienziato pluridecorato che scrive di Fisica quantistica e giù, nelle pagine dei commenti, arriva il signor nessuno a disquisire, puntualizzare, contestare. C'è il grande regista cinematografico che racconta il percorso seguito per girare l'ultimo film da Oscar ed ecco che si scatena la caterva di sapide osservazioni dei critici improvvisati. C'è il giornalista tecnologo che, dopo test lunghi e approfonditi, descrive un prodotto aggiungendo le sue considerazioni e, apriti cielo, comincia il diluvio dei "veri esperti", con la sequela di "tu non capisci un tubo" e "servo della multinazionale" che quel prodotto lo ha fatto” (Il grassetto è mio). Dal mio punto di vista, solo perché qualcuno ha un pezzo di carta che attesta una competenza, non significa che sia effettivamente competente in tale materia.

Tornando un po' indietro nel tempo, di circa sei secoli, giungiamo all'invenzione della stampa. All'epoca tale invenzione, se da un lato fu salutata da molti con urla di giubilo (Bibbie per tutti!), dall'altro impaurì – non a torto - una numerosa schiera di pensatori, soprattutto quelli religiosi, cioè quelli che influenzavano maggiormente la cultura dell'epoca. Circa settant'anni dopo l'introduzione della stampa a caratteri mobili, nel 1517 Martin Lutero fece stampare le proprie 95 tesi in numerose copie, divulgandole in tutta l'Europa del nord: “Lutero non era il primo a dire qualcosa del genere, ma il suo messaggio fu il primo a raggiungere coloro che avevano bisogno di ascoltarlo. […] Le 95 tesi di Lutero del 1517 furono forse il primo documento ampiamente diffuso e riprodotto grazie alla tecnica di Gutenberg, il che contribuisce a spiegare perché fu la ribellione di Lutero” ("Breve storia della libertà", di David Schmidtz e Jason Brennan, 2013). Come Umberto Eco ha puntato il dito contro Internet, a quell'epoca numerosi studiosi puntarono il dito contro la Stampa, rea di dare diritto di parola a legioni di imbecilli … chi erano Lutero, Munzer, Erasmo e gli altri riformatori/pensatori dell'epoca per dare contro il Papa e la Curia Romana? Non è un caso che poi nacquero l'Indice dei Libri Proibiti (1558) e l'Inquisizione Romana (1542).

Facendo un grande salto in avanti arriviamo al XX secolo, e più in particolare al secondo dopoguerra, con l'introduzione su larga scala della televisione. A quel tempo Umberto Eco non era ancora diventato un conservatore: era giovane, non ricopriva una posizione predominante nella cultura italiana dell'epoca e, soprattutto, non ricopriva nessuna carica di prestigio. Nel 1964 pubblicò il libro “Apocalittici e integrati”, in cui scrisse parole d'apprezzamento verso la diffusione dei nuovi Mass Media come la Radio e, in particolare, la Televisione: questi permettevano di raggiungere categorie sociali prima inavvicinabili con i libri, permettevano di far conoscere opere e tematiche anche ai non scolarizzati, ed erano mezzi democratici, in quanto chiunque poteva accedervi. Osservando la TV attuale, però, temo che Eco abbia preso una cantonata paurosa elencandone i pregi. Anche e soprattutto perché la TV non è aperta a tutti: chi ha i soldi per acquistare un'emittente?

Internet apre nuove possibilità, in quanto chiunque può accedervi a buon mercato, aprire un blog, un canale su YouTube o un sito, e scrivere le proprie opinioni. Certo, come afferma Eco ci sono legioni di imbecilli, ma quelle si trovano anche in radio o in TV. Come scrissi in questo post sul nostro forum, Eco forse giunge a questa conclusione perché effettivamente non sa utilizzare Internet. Come direbbero alcuni, Eco è un nabbo di Internet. All'epoca gli scrissi in privato per fargli notare questo suo errore (tutti sbagliamo, ma solo i migliori ammettono i propri errori), senza ricevere mai risposta (se la sarà presa?). Io non mi reputo un luminare o un genio, quindi conoscendo i miei limiti non mi metto a parlare di Semiotica, una delle materie predilette di Eco. Gustave Flaubert, nelle lettere a Louse Colet, consigliò: “E poi, ricorda il precetto del saggio: Non parlare di quello che non conosci” (Lettera del 30 Gennaio 1847).

Internet, se lo si sa utilizzare, ci offre un enorme vantaggio rispetto ai Mass Media tradizionali (quotidiani, libri, TV e radio): possiamo scegliere in maniera attiva cosa leggere, cosa guardare e, se siamo fortunati, possiamo venire direttamente in contatto con l'autore del documento, per un proficuo scambio di idee. Per fare un esempio, grazie ad Internet venni in contatto con il Colonnello a capo della Biblioteca dell'Accademia Militare di West Point, potendo così concludere la mia tesi di Laurea Triennale, dal titolo “Fortuna e sfortuna della storia militare in Italia: dalla ricerca all'insegnamento”. In precedenza provai a contattare l'Accademia Militare di Modena, l'Accademia Navale di Livorno, e diversi professori universitari italiani per avere del materiale, senza ricevere risposta (non si degnarono neppure di mandarmi a quel paese). Come ultima risorsa scrissi a questo Colonnello, il quale in 24 ore mi fece avere il materiale richiesto!

Un altro esempio viene dal mondo dell'arte. Conosco diversi artisti contemporanei, i così detti "artisti concettuali" (la maggior parte dovrebbe andare a zappare la terra, detto tra noi), i quali spesso credono di aver prodotto qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto. Quando faccio osservare loro che la stessa idea l'ha avuta un normalissimo utente su un chan, un sito o blog, anni prima, ci rimangono male (sarebbe da utilizzare un'altra espressione per rendere l'idea, ma non scadiamo in volgarità). Lo stesso accade in campo letterario (grazie al servizio Kindle di Amazon, ad esempio), cinematografico e musicale (YouTube). Internet ha dato la possibilità a quelli cestinati da case editrici o critici di diventare famosi (Anche se di alcuni avremmo potuto farne a meno. Tra tutti, Justin Bieber e FaviJ).

Bruno, infine, conclude: “Non c'è storia, il vaso di Pandora è stato scoperchiato e Umberto Eco, che ci aveva avvertiti, ormai non c'è più. Almeno lui, nel paradiso dei grandi, sta al sicuro. Lì troll, recensori e tuttologi sono stati bannati”. A quanto pare di tuttologi il paradiso, se prima non ne aveva, ne ha guadagnato uno.

Mi sento di affermare, in ultimo, che se Internet per alcuni è un posto di merda, la colpa probabilmente è di quei pensatori e insegnanti che nell'ultimo mezzo secolo non hanno saputo dare una formazione scolastica adeguata alle generazioni attuali per utilizzare lo strumento in oggetto (spesso gli utenti peggiori su Facebook sono gli over 40). E tra questi pensatori ci metto anche Umberto Eco.