Olympus nei prossimi giorni dovrà sostenere una pesante ristrutturazione, e questa partirà dai piani alti: almeno 6 degli 11 membri esecutivi lasceranno la poltrona il 20 aprile, giorno designato per l'assemblea degli azionisti (Fonte).

Lo scandalo è scoppiato il 14 ottobre del 2011, quando fu licenziato il CEO britannico Michael Woodford: la sua rimozione aprì il vaso di Pandora. Woodford, mentre era CEO, chiese pubblicamente il perché  ingenti somme di denaro fossero trasferite state dalle casse di Olympus in banche situate in paradisi fiscali, come ad esempio le Cayman. Fu chiaro che durante gli anni precedenti la sua carica, la contabilità fu mantenuta tutt'altro che in regola. La frode contabile, ai danni degli azionisti, si aggira sugli 1,7 mld di dollari.

Gli alti dirigenti di Olympus, tutti giapponesi, accusarono Woodford di aver trattato la cosa in modo molto poco “giapponese”, e per questo fu silurato. Come si direbbe in Italia, “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

A riprova del terremoto suscitato, anche il vecchio presidente Shuichi Takayama rassegnerà le dimissioni il 20 aprile, e si cercherà di trovare una soluzione a questo enorme buco contabile. Olympus, prima dello scandalo, era un'azienda in forte crescita nelle vendite di macchine fotografiche e ottiche, quindi una sua ricapitalizzazione potrebbe essere realistica.

In conclusione, non è stata una crisi strutturale, si è trattato di una gigantesca frode contabile che ha messo in crisi un'azienda commercialmente sana. La vicenda ricorda molto da vicino quanto capitò ad Abit. Da allora la casa taiwanese produttrice di schede madri non si riprese più e chiuse qualche anno dopo, alla fine di una lunga agonia.