Scandali finanziari nel mondo dell'IT non sono mai mancati, e non solo hanno visto quali protagonisti grandi corporazioni, ma anche case di piccola o di media entità. Si va così da buchi di miliardi di dollari (un esempio recente ne è l'indiana Satyam Computer Services) a conti truccati per qualche centinaio di milioni (l'esempio più famoso, tra i fanatici dell'hardware, è quello di Abit).

 

 

Oggi si ripropone un caso per certi versi analogo, ma allo stesso tempo differente. Zalman ha avviato la procedura di bancarotta, in quanto l'azienda che ne detiene il marchio, Moneual, l'ha utilizzata quale viatico per ottenere finanziamenti dalle banche coreane. Questo è quanto un ex-dipendente di Moneual ha affermato al quotidiano Korea JoongAng Daily: “A former employee of Moneual, which shocked the financial industry and the market with its large-scale fraud, said in an exclusive interview with the JoongAng Ilbo that the scam by the company’s top executives was planned from day one”.

Un piano pianificato fin dal giorno dell'acquisizione di Zalman: “Achieving 1 trillion won in revenue in just three to four years is impossible unless it is fabricated. The headquarters in the U.S. [Irvine, California] are the actual headquarters.The documents were fabricated as if the parts were being exported [to the U.S.] since the finished product is larger and more expensive [than the parts]. That way it was easy to borrow loans by credit through cooked-up revenue. The capital increases created from acquiring Zalman Tech [in 2011] were spent on running Moneual. The management ran the company with recklessness that was already planned”.

I dirigenti della Moneual hanno gonfiato i dati relativi alle esportazioni di Zalman, nota e prestigiosa casa, facendo credere che fosse un'azienda in grande espansione, a cui servivano prestiti per migliorare la propria posizione, così da conquistare nuovi mercati. Alla dirigenza della Moneual non interessava realmente che Zalman producesse nuovi prodotti di successo, ma che il catalogo fosse rinnovato ogni tanto, giusto per non dare nell'occhio. Infatti, alla domanda “Did the employees know?”, la gola profonda risponde: “Not all were aware, but they started to realize that the company was running without any real products since 2010”. In effetti in molti si sono domandati perché Zalman non presentasse nessun prodotto, in quanto dopo il CNPS 9900 la situazione si è pressoché immobilizzata per l'azienda coreana. Ora sappiamo il perché.

Un altro articolo, questa volta del The Korea Times, ci mette al corrente che molte banche sono diventate poi sospettose dei sempre migliori report finanziari della Moneual, proprio in un momento di stasi del mercato PC. Un rappresentante del Korea Customs Service ha affermato in proposito: “We've detected some evidence that Moneual overstated export performance documents as their bond maturities came closer”.

A forza di prestiti e bilanci falsificati, Moneual ha accumulato un debito di 2,98 mld di dollari, i quali non saranno mai rimborsabili. Gli asset dell'azienda sono una frazione di questa cifra, e le banche recupereranno poco o nulla di quanto hanno prestato. Zalman, così, finirà per essere venduta per un tozzo di pane al migliore offerente. La stessa fine che ha fatto OCZ, acquistata da Toshiba per un trentesimo del reale valore. Speriamo che, al pari di OCZ, anche Zalman possa trovare un acquirente degno. D'altra parte un folto portfolio brevetti non le manca.