AMD ha meravigliato praticamente tutta la platea, virtuale e non, che ha assistito alla presentazione della nuova serie di CPU, quando è stato citato questo valore: dopo il +13% di Zen2 su Zen+, ora assistiamo ad un +19% di Zen3 su Zen2. Questo risultato è stato reso possibile da una pesante rivisitazione dell'uArch, come è possibile osservare dalla slide qui in basso:

+2.7% Cache Prefetching

+3.3% Execution Engine

+1.3% Branch Predictor

+2.7% Micro-op Cache

+4.6% Front End

+4.6% Load/Store

 

 

AMD non è voluta scendere eccessivamente nei dettagli di queste voci, ma ha parlato in maniera abbastanza esaustiva della Cache ridisegnata. Con le uArch Zen e Zen2 si è criticato il layout della Cache L3, il quale imponeva vistose latenze nel caso i dati fossero passati da un CCX ad un altro CCX. Finalmente si è tornati ad una Cache L3 condivisa da tutti e otto i core, e non più divisa in due blocchi da 16MB.

Questo re-design è risultato fondamentale per garantire un eccellente aumento prestazionale soprattutto con i videogame, da sempre tallone d'Achille delle CPU AMD se paragonate alle CPU Intel della serie Core. Essendo i videogiochi pesantemente dipendenti dalla latenza della Cache, non deve sorprendere che AMD abbia voluto pubblicizzare questo vistoso boost sfruttando un'imponente selezione di titoli.

 

 

AMD risulta tanto confindente nelle nuove CPU che ha deciso di testare i videogiochi alla risoluzione di 1920x1080 (FullHD), fino ad oggi evitata come la peste in favore di risoluzioni molto più elevate (4K, soprattutto), in quanto meno CPU-dipendenti. Nel caso questi valori dovessero essere confermati dalle recensioni, potremmo trovarci di fronte alla CPU da gaming definitiva.