Chi l’ha detto che chi fa da se fa per tre? Sicuramente non è il caso di Samsung, come riporta il Wall Street Journal. La casa coreana ha deciso di testare e certificare nei propri laboratori le batterie che avrebbero equipaggiato i Galaxy Note 7, attualmente nell’occhio del ciclone a causa di numerose esplosioni.

 

 

Tutti gli altri grandi produttori di Smartphone, Apple compresa, si affidano a laboratori specializzati per testare e certificare le proprie batterie (Ve ne sono 28 nei soli Stati Uniti), ma Samsung, un po’ per risparmiare un po’ per velocizzare la burocrazia, ha evitato questa prassi. Una prassi divenuta abitudine da circa 3 decenni negli USA, secondo quanto riporta sempre il WSJ, in quanto solo laboratori terzi – non direttamente controllati dalle aziende produttrici – sono in grado di elargire la certificazione CTIA al fine di garantire prodotti affidabili. Dal sito CTIA riportiamo: “Yet many consumers don’t realize that the U.S. wireless industry, through CTIA, takes extensive steps to ensure its products (e.g., phones, tablets, batteries, etc.) are reliable before they are commercially available”. Perfino Motorola, durante il suo periodo d’oro, sebbene avesse laboratori propri, si rivolgeva a questi laboratori per ottenere la certificazione CTIA.

Non v'è quindi da meravigliarsi che Samsung, dopo il Note 7-Gate, sembra abbia deciso di ritornare sui propri passi, affidandosi nuovamente a laboratori indipendenti per certificare le proprie batterie.