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Samsung è oggi il principale produttore ed utilizzatore di SoC ARM al mondo. Produce i propri (Exynos), produce quelli di innumerevoli clienti, tra cui Apple, ed ha uno studio interno che si dedica alla loro progettazione.

 

 

Come nel settore dei Sistemi Operativi Mobile sta tentando con Tizen di mettere da parte Google, con grande dispiacere della casa di Mountain View, così da creare un ecosistema in grado di drenare tutti i guadagni all'interno delle casse coreane (assenza di royalties), ugualmente tenterà la stessa strategia per i SoC. Almeno così sembra.

Attualmente Samsung produce in casa tutto dei propri smartphone e tablet: NAND Flash, SoC, Ram, batterie, schermi LCD/AMOLED e via di questo passo. Solo di due aspetti non è padrona: il Sistema Operativo (Android) e l'Architettura del SoC (ARM).

Se al primo problema sta lavorando da un paio di anni con la collaborazione di Intel, al secondo problema ha deciso di porre rimedio da quest'anno. Samsung creerà una propria architettura (o forse, più probabilmente, se ne comprerà una tra quelle ormai in disuso, come ha fatto Imagination Technologies con MIPS).

 

 

Questa strategia si va ad incastrare perfettamente nel disegno produttivo organico del gigante sudcoreano. Il regalare smartphone o tablet con lavatrici e frigoriferi non serve solo per aumentare il numero di terminali “venduti”, così da mostrare grafici più interessanti agli investitori, quanto piuttosto per fidelizzare il cliente al proprio marchio. Attraverso questi terminali Samsung può poi proporre i propri servizi, ad esempio il servizio S Cloud. Oppure può permettere la gestione in remoto tramite App apposite e proprietarie degli elettrodomestici prodotti dalla stessa Samsung. Anche il Galaxy Gear entra in questa visione.  

Se ad ogni update di Android l'utenza più smaliziata si lamenta del continuo aumentare di App spazzatura pre-installate da Samsung, non è perché gli ingegneri sudcoreani vogliono appesantire il sistema operativo ad libitum. Vogliono, attraverso un'astuta mossa di marketing, chiudere il cliente in un vicolo cieco. La  stessa cosa che Samsung sta tentando di fare nella scuola, sia in italia  sia negli stati esteri. Non regala tablet, a centinaia, ad interi istituti per un'opera caritatevole. Lo fa perché la scuola, una volta abbracciati i servizi di Samsung, sarebbe in difficoltà nel tornare indietro. Significherebbe cambiare software, spostare documenti su altri servizi/sistemi operativi. Significherebbe istruire nuovamente insegnanti e personale d'ufficio. Il tutto richiederebbe tempo, ma soprattutto denaro. Di entrambi i Ministeri dell'Istruzione di tutto il mondo sono carenti.

Una volta fatti accettare i servizi, spostarli su un altro SO non sarebbe un problema. Ecco Tizen. Ed una volta creato il proprio sistema operativo, non sarebbe complicato riscriverlo per un'altra architettura. Ecco la propria architettura.

Una strategia illuminata, ma allo stesso tempo anonima. Citando “I soliti sospetti”, “la beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato far credere al mondo che lui non esiste”.


Pubblicato in: News, Tablet & Smartphone
Tags: arm , mobile , samsung , scuola , smartphone , soc , tablet

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Gian Maria Forni
Autore: Gian Maria Forni
Esperto in:
Esperto di mercati e CPU
Sebbene sia laureato in Lettere e Filosofia, indirizzo Storia Contemporanea, e scriva per quotidiani e riviste di tale settore, ha sempre avuto la passione per l'informatica ed ha collaborato quale moderatore in importanti forum del settore
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