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Chi legge o sente il nome COBOL, ed è programmatore, molto probabilmente cercherà altro da leggere od ascoltare, nel più breve tempo possibile. Vi è un certo qual rigetto, nel mondo della programmazione contemporanea, verso questo linguaggio di programmazione. Sebbene, infatti, sia il linguaggio di programmazione più utilizzato al mondo in ambito business, dopo più di 50 anni di servizio, il COBOL è sempre meno amato dai programmatori di ogni fascia d'età.

Perché questo? Principalmente perché paga lo scotto di essere nato più di cinque decenni addietro, e per un ambiente di utilizzo “a lento rinnovamento”, con tutto quello che ne consegue.

Nato su richiesta del Ministero della Difesa statunitense, l'acronimo di COBOL (COmmon Business-Oriented Language) implicitamente ci spiega il perché non sia più amato oggigiorno:

- Common (standard, machine-indipendent)
- Business-Oriented (suitable for business application)
- English-Like (self-documenting)

(Da Cobol I Essentials, Ruknet Cezzar, 1993)

A causa di queste caratteristiche il COBOL è un linguaggio assai prolisso, non adatto alla creazione di software scientifici e multimediali, ma soprattutto di lentissima assimilazione, da parte del programmatore. Questo non ha comunque impedito al COBOL di proliferare presso tutti quegli enti (in particolare Banche ed Istituti finanziari) che ricercavano software adatti per la gestione della propria attività, tra gli anni '60 e gli anni '80. L'incanto si ruppe con l'avvento di Internet, in quanto questi software si rivelarono inadeguati a gestire l'enorme cambiamento che si stava profilando. Effettivamente, fino agli anni '80 il COBOL poteva essere considerato un'opportunità lavorativa, ma il World Wide Web cambiò radicalmente il mondo della programmazione, dando vita a linguaggi nuovi, snelli e, soprattutto, di semplice implementazione ed apprendimento, come ad esempio Java. Inoltre si aprì un mondo, del tutto nuovo, pieno di opportunità per i programmatori.

Gli utilizzatori di tali software, a quel punto, capirono l'errore madornale nell'aver posto tanta fiducia in COBOL, un linguaggio pesante e di difficile utilizzo (anche per questo fu accostato ai dinosauri); in molti tentarono di cambiare, di migrare verso un altro linguaggio più duttile, ma senza successo. La maggior parte delle operazioni di migrazione dal COBOL ad un altro linguaggio fallirono miseramente. Questo non solo per la mancanza di programmatori competenti, ma anche per la mancanza di documentazione tecnica adeguata. Come abbiamo scritto precedentemente, il COBOL è “self-documenting”. Ma quando le linee di codice sono milioni, anzi, decine di milioni, forse uno straccio di manuale sarebbe stato necessario.

Per gli istituti bancari e finanziari, i ministeri, ed altre aziende si è quindi giunti ad circolo vizioso infinito, da cui è quasi impossibile uscire: o si butta via tutto, ricostruendo da zero, o si continua con COBOL. Ormai la maggior parte degli enti si è piegata a questa seconda ipotesi. Neppure il Pentagono è riuscito a migrare dal COBOL. Ed è un bel problema.

Poiché è un linguaggio utilizzato in un ambiente molto chiuso (istituti bancari-finanziari, istituti pubblici, ecc), in cui ogni cambiamento comporta spese di gestione notevoli, il COBOL non è mai stato protagonista di una veloce evoluzione, contrariamente a quanto accaduto con i linguaggi di programmazione più commerciali. Per questa ragione il COBOL si trova sempre anni, se non lustri, dietro ai maggiori linguaggi di programmazione attualmente utilizzati. Ad esempio, se la programmazione orientata agli oggetti è nata nel 1967, e le prime applicazioni concrete le abbiamo incontrate con il C++ (1983), Java (1992) e Visual Basic .NET (2002), il COBOL giunge alla programmazione orientata agli oggetti solo nel 2013. Trent'anni di ritardo.

Durante questi anni, sia nel mondo dell'istruzione sia tra i professionisti, si è assistito, giustamente, ad una disaffezione verso questo linguaggio di programmazione, incredibilmente complicato da gestire ed inutile per la produzione di software commerciale, quel tipo di software cui anche il singolo programmatore guarda per tentare la fortuna, così da diventare milionario (la speranza è l'ultima a morire). A causa di questo sono sempre meno i programmatori capaci di lavorare in COBOL, e quei pochi che resistono cominciano ad avere un'età anche piuttosto avanzata.

 

 

Alla conclusione di questo incipit, che alcuni potrebbero definire come un ricettacolo di cattiverie gratuite, veniamo a definire anche i pregi che COBOL possiede. D'altra parte il dolce è sempre a fine pasto. 

Caratteristica fondamentale del COBOL è la retrocompatibilità. In un mondo, quello odierno, dove nell'arco di uno o due anni un software rischia di non funzionare più a causa di un aggiornamento, anche di limitata entità, COBOL può contare su questa importante caratteristica, tanto cara a chi opera attraverso piani a lunga scadenza. Retrocompatibilità che va a braccetto con la possibilità di operare su più piattaforme hardware, senza particolari limitazioni. Il COBOL è passato indenne attraverso le più importanti evoluzioni e rivoluzioni hardware, e quindi anche tutti software scritti in COBOL. 

Oggi, dopo tanti anni di stasi, forse le istituzioni, pubbliche e private, si sono svegliate dal letargo, spinte da Micro Focus. Si è capito che COBOL ha ancora delle carte da giocare non solo per restare in vita, grazie al mantenimento dei sistemi in uso, ma anche per guadagnare ulteriori quote di mercato. Si cerca, così, di ridestare un minimo di interesse in COBOL, sia attraverso campagne pubblicitarie, sia attraverso programmi di insegnamento,  ma soprattutto si cerca di darne una svecchiata, introducendo (finalmente!) la programmazione orientata agli oggetti. Riuscirà il COBOL a far nuovamente presa nelle nuove generazioni di programmatori? Giuseppe Gigante è qui per dircelo.

 

Giuseppe Gigante, Regional Marketing Manager di Micro Focus

 


Pubblicato in: Articolo, Software
Tags: business , cobol , gigante , intervista , linguaggio , micro focus , programmazione

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Gian Maria Forni
Autore: Gian Maria Forni
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Esperto di mercati e CPU
Sebbene sia laureato in Lettere e Filosofia, indirizzo Storia Contemporanea, e scriva per quotidiani e riviste di tale settore, ha sempre avuto la passione per l'informatica ed ha collaborato quale moderatore in importanti forum del settore
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