ZoneAlarm ha pubblicato un resoconto sui costi della pirateria software dal quale è stato redatto un articolo che pubblichiamo volentieri in quanto contiene interessanti spunti di discussione.

A causa delle recenti proteste relative alla legislazione PIPA e SOPA che hanno campeggiato nei titoli delle numerose notizie circolate via Internet, la pirateria online ha scatenato un dibattito controverso. Oltre alla questione morale, gli utenti dovrebbero essere consapevoli dei rischi - in particolare per ciò che riguarda la sicurezza - coinvolti in questa pratica.
La pirateria software è un problema diffuso in tutto il mondo, che però colpisce particolarmente l’Italia. Secondo la Business Software Alliance - l’organizzazione che contrasta le violazioni di copyright dei software – nel 2010, in Italia, il 49% dei software è stato violato o duplicato illegalmente, a fronte a una media comunitaria del 33%. Ma quali tipi di programmi sono oggetto più frequente di contraffazione? La Software & Information Industry Association afferma che i software con le maggiori probabilità di essere attaccati integrano - tra gli altri - programmi quali Adobe Acrobat, Adobe PhotoShop, Intuit Turbo-Tax, e Adobe DreamWeaver. L’ammontare dei danni causati nel corso del 2010 è stato di circa 59 miliardi di dollari, un costo enorme per l’industria del software. Meno evidente e pubblicizzato è invece il costo potenziale per chi scarica illegalmente.
Nonostante la pirateria possa sembrare un’alternativa facile e a basso costo all’acquisto di software con licenza, i rischi sono maggiori di quanto si possa immaginare. Oltre alle conseguenze legali e finanziarie (la BSA stabilisce che i colpevoli di utilizzo o creazione di software contraffatti possono essere multati fino a $250.000 o incorrere in una pena detentiva massima di sette anni), anche gli utenti rischiano la propria sicurezza informatica.
Il software pirata non è sicuro. Un software senza licenza che ospita virus e malware particolarmente pericolosi viene spesso offerto dai cybercriminali che sperano in questo modo di ottenere accesso alle informazioni di chi lo utilizza. Ad esempio, una copia illegale di un programma di elaborazione testi potrebbe contenere spyware in grado di inviare a un hacker le informazioni relative alla carta di credito dell’ignaro utente. Oppure è possibile hackerare una copia di un programma di calcolo e inconsapevolmente trasformare il computer in un drone botnet. Inoltre, i keygen (generatori di chiavi) che spesso arrivano con il software illegale o che possono essere scaricati separatamente per attivare il programma, sono tipicamente infettati da malware.
I programmi pirata spesso causano grossi problemi ai computer su cui sono installati, corrompendo i file e interrompendo la funzionalità. Ancora peggio, molti dei programmi pirata di sicurezza sono in realtà esche che causano gli stessi problemi che millantano di proteggere.
L’utilizzo di software legalmente autorizzati è l’unico modo per proteggere adeguatamente programmi e computer. Gli sviluppatori spesso aggiornano i loro software rilasciando patch che proteggano i programmi dalle più recenti minacce e facciano funzionare le release più recenti senza intoppi. Se si utilizza un software pirata, programma e PC resteranno vulnerabili. Va ricordato inoltre che è possibile incontrare difficoltà nel gestire il nuovo software senza l’aiuto del servizio clienti, fornito solo per le versioni legali.
La pirateria software pone importanti rischi dal punto di vista legale, finanziario e di sicurezza a qualsiasi utente e quindi deve essere assolutamente evitata. Ma andrebbe preso in considerazione anche l’impatto economico su larga scala. Sempre secondo la BSA, se in Italia si riuscisse a ridurre la quantità di software pirata del 10% nei prossimi quattro anni, verrebbero creati automaticamente 7.500 nuovi posti di lavoro e generati 4 miliardi di euro in termini di crescita economica, una cifra sicuramente utile e particolarmente significativa nello scenario economico attuale!
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