Intel, come dimostra una ricerca effettuata da IC Insights, si conferma leader mondiale per gli investimenti in R&D tra le aziende attive nel settore dei semiconduttori. La casa di Santa Clara spende 10,611 mld di dollari in R&D, mentre seconda, a grande distanza, si posiziona Qualcomm, con 3,395 mld. Terza Samsung con 2,820 mld. Dalla tabella si può evincere come Intel spenda da sola quanto Qualcomm, Samsung, Broadcomm e ST Microelectronics sommate.

Dal sito di IC Isights: “Figure 1 shows IC Insights’ 2013 ranking of semiconductor companies by R&D spending. Intel continued to top all other chip companies in R&D spending in 2013 and accounted for 37% of the top-10 spending and 19% of total worldwide semiconductor R&D expenditures!”.
A questo punto, ci si potrebbe domandare: “Perché Intel, se spende tanto in R&D, è così in difficoltà con i 14nm, e rischia di venire ripresa dalle fonderie Pure-Play dal punto di vista tecnologico?”. La risposta è semplice e lineare: le altre fonderie, Samsung in primis, stanno sfruttando varie alleanze per limitare le spese di R&D, come ad esempio la Common Platform (di cui fanno parte IBM, Samsung e Globalfoundries) o il SOI Consortium (di cui fanno parte IBM, GlobalFoundries, UMC e Freescale). Questo permette alle varie fonderie che ne fanno parte di scambiarsi informazioni, tecnologie e brevetti, così da evitare di incorrere negli stessi problemi o in duplicati di studi e ricerche. Tutto questo porta ad un notevole risparmio di denaro e di tempo. La medesima strategia è applicata da TSMC, non con le fonderie, ma con i propri clienti fabless, come Qualcomm e Xilinx.
Un'altra cosa da tenere in considerazione è la tipologia di prodotto che si deve produrre. Le memorie Dram e NAND Flash non richiedono molti investimenti in R&D, quanto piuttosto in macchinari. Questo permette a Micron, Hynix e Samsung di avere notevoli guadagni senza rischi, quasi come fosse una rendita: “Another explanation for Samsung’s low R&D-to-sales ratio is that its primary business is making and selling DRAM and flash memory devices, which are commodity-type products that are very capital-intensive, but not as R&D-intensive as the complex, high-performance logic-based products made by Intel and TSMC”.
In ultimo, bisogna considerare un trend che si è attivato diversi anni fa e che non sembra accennare ad arrestarsi: le fonderie maggiori investono sempre più in R&D, mentre le fonderie minori sempre meno. Questo, come abbiamo già avuto modo di scrivere, porterà inevitabilmente ad una diminuzione dei player, e quindi ad una diminuzione dell'offerta per i produttori fabless. Questo porta a pensare, quindi, che anche fonderie oggi in salute, in futuro, potrebbero ritrovarsi in difficoltà: basterà un PP non all'altezza per decretarne la fine.
Pubblicato in: News, Hardware
Tags: fonderie , globalfoundries , ibm , ic insights , intel , tsmc
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