La disinformazione sta minando il potenziale illimitato di forza positiva per aziende, mercati e persone che ha la tecnologia. Nell’attuale scenario mondiale, la parola “fake news” è di grandissima attualità, ed è sotto gli occhi di tutti la capacità che una fake news ha di influenzare conversazioni su argomenti rilevanti, come politica e salute.

Tutto questo, associato al fatto che la definizione di privacy viene costantemente “ridefinita” nell’era del “capitalismo di sorveglianza”, significa che ci troviamo in un campo pieno di insidie quando si tratta di salvaguardare i nostri dati.

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Alla luce di questo, la responsabilità di salvaguardare l’integrità dei diritti umani in questa epoca di guerre cibernetiche è in gran parte data alle delle tecnologie di data protection e di cybersecurity, ma le aziende devono assicurarsi di essere nel giusto utilizzando i dati in modo etico, conforme alle normative e sicuro.

In occasione della Giornata dedicata alla Protezione dei Dati (Data Protection Day) vogliamo fare una riflessione sulle tecnologie che guidano la lotta contro la disinformazione cibernetica e sulle modalità con cui le aziende possono proteggere i nostri diritti di dipendenti, consumatori e cittadini.

La protezione dei dati è un diritto umano

Molti non ne sono a conoscenza, ma la protezione dei dati è un diritto umano. E’ per questo motivo che in Europa si celebra la Giornata della Protezione dei Dati, che quest'anno segna il 40° anniversario della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione delle persone con riguardo all’elaborazione automatizzata dei dati personali.

In breve, si tratta della Convenzione 108: il trattato che ha dato vita alle prime leggi sulla protezione dei dati per i cittadini dell’Unione Europea, che oggi è disciplinata dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

Nonostante i significativi danni finanziari e di reputazione per le entità che non proteggono questo diritto umano fondamentale, è la protezione dei dati, o piuttosto la sua mancanza, che continua a fare notizia. 

Fortunatamente, le tecnologie per la data protection e per la cybersecurity sono un valido supporto per cambiare questa situazione.

Tecnologia: un’arma essenziale per la lotta alla guerra cibernetica sulle informazioni

Molto è stato detto sul ruolo della tecnologia sia come strumento di diffusione di disinformazione che di abilitatore della guerra informatica. Ma, se vogliamo vedere il lato positivo, la tecnologia è anche la nostra arma più efficace nella lotta contro i criminali informatici.

Questo è particolarmente vero se pensiamo al suo ruolo di protezione contro uno dei metodi di attacco più comuni dei criminali informatici: il ransomware. Si tratta di un malware appositamente creato per cifrare file e archivi. È una delle minacce che le organizzazioni devono affrontare più spesso in tutti i settori e in tutte le aree geografiche.

Principalmente, gli hacker utilizzano un ransomware per estorcere denaro. Molti attacchi hanno come obiettivo i file di produzione e di backup, oltre che i documenti. In questi casi, se l’attacco ha successo, le aziende non hanno altra scelta se non quella di soddisfare le richieste economiche dei malintenzionati. 

Entro la fine del 2021 il costo derivante dagli attacchi ransomware raggiungerà i 20 miliardi di dollari, secondo lo studio Veeam Ransomware Study 2019. Ancor più dannose sono le situazioni in cui si verificano innumerevoli violazioni dei diritti umani quando gli hacker utilizzano ransomware per rubare e diffondere dati personali.

Per combattere queste situazioni – e le sfide sempre più complesse che nascono quando gruppi di hacker si alleano – è importante che anche le aziende tecnologiche creino alleanze, come ad esempio la  ransomware protection alliance che Veeam ha creato con alcuni partner tra cui Cisco, AWS, Lenovo, HP e Cloudian.

I criminali informatici sono costantemente alla ricerca di nuovi modi per rubare dati e dall'inizio della pandemia COVID-19, che ha costretto le aziende ad accelerare il loro percorso di digital transformation, gli attacchi ai sistemi cloud sono cresciuti del 250% dal 2019 al 2020.

Per rispondere a queste sfide, è più importante che mai lavorare con partner tecnologici che non soltanto abbiano al centro delle loro strategie le esigenze delle aziende in termini di data management ma che guardino anche al cloud e alle soluzioni di sicurezza del futuro.

Utilizzare i dati in modo etico, rispettoso delle normative e sicuro

In un mondo sempre più digitale, le aziende hanno una responsabilità ancora maggiore che in passato: utilizzare i dati in modo etico, rispettoso delle normative e sicuro. Questa attitudine non è un optional o uno dei punti più importanti da affrontare nelle agende del management. E’ un diritto umano.

Un numero troppo elevato di aziende sta inavvertitamente aiutando il lavoro dei criminali informatici con un approccio disattento alla sicurezza dei dati. Multe e danni alla reputazione sono ovviamente dei deterrenti. Tuttavia, stiamo ancora assistendo a troppe violazioni di dati e le aziende devono fare di più per arginare il problema della protezione dei dati. A tal fine, la tecnologia è ancora una volta un fattore chiave.

Indipendentemente dalle dimensioni della vostra azienda, è necessario trovare una soluzione che garantisca la sicurezza dei dati, la conformità alle normative e rispetti i requisiti di privacy dei clienti. Non basatevi soltanto sulla parola di un vendor che garantisce che le sue soluzioni sono sicure: informatevi, leggete le testimonianze dei suoi clienti, fate delle ricerche: non basta solo la parola di un fornitore che afferma che le sue soluzioni sono sicure, leggete le testimonianze dei clienti, fate le vostre ricerche e ascoltate il parere di enti indipendenti.

Nell'anno che è appena iniziato, una delle principali priorità sarà quella di mantenere la fiducia che i clienti ripongono nella vostra azienda: affidatevi alla giusta tecnologia per salvaguardare i loro dati.