Bob Swan, CEO di Intel, è stato decisamente franco: i 7nm sono in alto mare, con rese produttive sotto le aspettative, e quindi verranno posticipati di almeno 6 mesi. Testuali parole: "the company’s 7nm-based CPU product timing is shifting approximately six months relative to prior expectations". Considerando che i 10nm non sono ancora ai livelli dei 7nm di TSMC, la faccenda per Intel si fa decisamente complicata.

Si aprono, quindi, nuovi orizzonti per AMD, e se ne chiudono altri per Intel. AMD potrà non solo contare su una quantità spropositata di slot produttivi con il nodo N7 e N7+ di TSMC, grazie al passaggio ai 5nm di Apple e alla diminuzione degli ordinativi da parte di Huawei, ma potrà anche gestire con maggiore elasticità il proprio listino e gli ordinativi, priorizzando il comparto Mobile (Notebook, 2in1, ecc.). L'arrivo delle APU 8C/16T potrebbe rivelarsi devastante nel mercato Mobile!

Intel, invece, dovrà necessariamente tagliare i propri margini utili, vendendo a prezzo minore le proprie CPU, e questo significherà avere meno fondi da investire nelle fonderie. Se già ora fatica a produrre un nodo efficiente, chissà cosa potrà fare con i fondi dimezzati. Proprio per questo, si riaffaccia prepotente una voce di corridoio di cui venemmo a conoscenza in anteprima circa due anni fa, e che affermava il possibile spin-off delle FAB di Intel.

Da un punto di vista prettamente economico-razionale, Intel dovrebbe liberarsi della divisione Fonderie per migliorare i propri conti e dedicarsi a quello che sa fare meglio, cioè le CPU. L'eventuale nuova società, creata in collaborazione con Samsung o GlobalFoundries (Quest'ultima forse sarebbe da evitare ...), potrebbe benissimo diventare - a grandi linee - quello che TSMC è per AMD.

Per il momento l'unica cosa sicura, comunque, è che le CPU a 7nm di Intel non le vedremo prima del 2022, anno in cui AMD sarà già passata ai 5nm di TSMC da circa sei mesi.